Il Besta compie novant’anni e progetta il polo della salute

«Carlo Besta ha creato a Milano un istituto neurologico che è un monumento di bellezza e compiutezza che, più di qualsiasi volume, testimonia cosa deve essere la moderna neurologia». Il giudizio di Padre Gemelli non è che una delle tante testimonianze sui meriti dello scienziato valtellinese (nato a Sondrio nel 1876 e morto a Milano nel 1940) al quale si deve la realizzazione di una struttura specialistica ospedaliera conosciuta in tutto il mondo. Laureato in medicina a Pavia, Besta ha compiuto un lungo percorso universitario, ricco d'incarichi e riconoscimenti accademici, culminato a Milano dove, durante la prima guerra mondiale, diresse il centro neurochirurgico della Guastalla dal quale sarebbe nato nel 1918 il centro che porta il suo nome.
In occasione del novantesimo di attività, il presidente del Besta Alessandro Moneta ci ha illustrato lo sviluppo ed i programmi.
«L'istituto, come voleva il suo fondatore, si occupa di cure e di ricerche nel campo delle neuroscienze e, grazie alla sua elevata specializzazione, è divenuto il centro più conosciuto in Italia, se si pensa che il 55 per cento dei pazienti nel 2007 non provenivano della Lombardia. Lo scorso anno, nei nostri 223 posti letto, sono stati trattati 6.556 pazienti e 1.534 in day hospital. Abbiamo effettuato 2.400 interventi di neurochirurgia, - chirurgia dell'encefalo, della colonna vertebrale, malattie degenerative del sistema nervoso, sclerosi multipla, epilessie dell'infanzia e dell'età adulta - di cui 213 in day surgery. A questi dati bisogna aggiungere 228.749 cure ambulatoriali, della quali 42.499 visite specialistiche e 2.151 prestazioni di urgenza differita non essendo dotati di Pronto Soccorso. Non dimentichiamo poi che parliamo di un ente - ora divenuto Fondazione - interamente pubblico. I soci sono la Regione Lombardia, il ministero della salute e il Comune di Milano».

So che lavorate ad un progetto ambizioso: la Cittadella della ricerca e della Salute. Può accennare al programma e alla sua realizzazione?

«Stiamo attuando una ben precisa strategia, quella di unire tre istituti particolarmente rivolti alla ricerca - il Besta, l'Istituto dei Tumori, ed il Sacco - per creare un grande polo ospedaliero. Un disegno straordinario dal punto di vista strategico che si realizzerà a Milano, e che avrà una struttura completa, adeguata a tutte le necessità richieste: trasporti, mobilità, alloggi per il personale medico e paramedico, ospitalità alberghiera per i parenti degli ammalati che giungono da fuori Milano e che vanno rispettati come i ricoverati».

Per quanto riguarda i tempi di realizzazione?

«L'accordo di programma sarà firmato alla fine di giugno. Se le previsioni saranno rispettate saremo operativi per l'Expo del 2015. Questo nuovo Polo - finanziato dall'Inail - contribuirà a fare di Milano la capitale della salute in Italia e voglio sottolineare che il merito va alla giunta Formigoni che è riuscita a far raggiungere alla sanità lombarda un livello di eccellenza su scala nazionale».

Le parla di ricerca, ma in Italia è piuttosto lacunosa…

«Il Besta riceve solamente il 45 per cento dei finanziamenti per la ricerca dallo Stato. Se non avessimo il 55 per cento dei privati - fondazioni associazioni o singoli - ci troveremmo in serie difficoltà».

Vengono a studiare da voi giovani stranieri?

«Siamo un punto di riferimento mondiale. In questi giorni vi è un gruppo di studenti cinesi. I nostri accordi di collaborazione scientifica abbracciano paesi europei ed extraeuropei. Vorrei ricordare, per esempio, il recente accordo di cooperazione - finanziato dalla Regione Lombardia - riguardante la neurologia dei bambini affetti da Aids in Mozambico, una percentuale di oltre il 20% e che comporta nei primi due anni la mortalità di un bambino su due».

C'è qualcosa che vorrebbe migliorare, qualcosa di cui è poco soddisfatto?

«Il cittadino si aspetta da noi tempi d'attesa brevi soprattutto per malattie gravi come quelle che curiamo, a cominciare dall'oncologia cerebrale. Riusciamo a fronteggiare abbastanza bene le richieste, ma potremmo ancora migliorare se fossero chiari i compiti del nostro istituto, vale a dire se l'informazione dei medici di base e della stampa fosse data con maggiore chiarezza. In altre parole non ci si deve rivolgere al Besta per un semplice mal di testa o per patologie meno complesse di quelle di cui ci occupiamo, che possono essere curate in altre strutture cittadine. Ciò eviterebbe un sovraccarico di lavoro, snellirebbe le procedure. Sento il dovere di aggiungere che la vera ricchezza del Besta sono i nostri operatori. Persone di rara professionalità e che dimostrano un grande affetto per l'Istituto».