Biancaneve, la fiaba che condanna la bellezza virtuale

È una delle storie più amate: la strega-matrigna invidiosa e sconfitta dalla naturalezza di un’adolescente

da Milano

La matrigna invidiosa, la mela, i sette nani e il colore dell'innocenza: Biancaneve è una delle creature immortali create dalla penna dei fratelli Grimm. Il sogno di Biancaneve nasce dal libro, ma è inscindibile dal mondo del cinema, dal cartone animato che Walt Disney riuscì a portare sugli schermi nel 1937, dopo tre anni di duro lavoro. Il 21 dicembre di quell'anno, al Carthay Circle Theatre di Hollywood va in onda il primo lungometraggio animato firmato Disney: è un successo planetario, premiato due anni dopo con un Oscar speciale, accompagnato da sette statuette in versione «mini».
Qualcuno ha visto nella favola della ragazza dalle guance rosse, bella come nessuno, e soprattutto nell’invidia estetica della sua matrigna, l’incarnazione dell’era televisiva. Lo specchio è lo schermo, la strega è la diva sconfitta dalla semplicità della ragazza della porta accanto. Il vero alla fine dovrebbe vincere sull’artificiale, grazie all’aiuto di un principe e di un manipolo di nani minatori.
Artefici della fortuna di Biancaneve, infatti, sono anche i suoi sette compagni, i nani che la accolgono nella loro casetta nel bosco e la aiutano a sopravvivere quando la matrigna la caccia dal castello, per farla uccidere. I loro nomi sono entrati nella storia, sono da imparare a memoria come le province di regione (un’antica leggenda metropolitana narra che sia impossibile ricordarli tutti. Ne mancherà sempre uno. Basta provare): Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo, ciascuno con il suo carattere da commedia dell'arte, più che nani, gnomi della foresta. «La vera forza di questa fiaba è rappresentata proprio dal sostegno offerto dai sette nani - racconta Roberto Denti, il fondatore della storica Libreria dei ragazzi di Milano - sono creature magiche, che affascinano perché richiamano il mondo della fantasia e, allo stesso tempo, incarnano l'ideale dell'amicizia, in grado di soccorrere nei momenti più difficili». Anche la trama di Biancaneve infatti, secondo un copione classico delle fiabe, rispecchia le paure dei bambini: «In questo caso il timore è quello dell'abbandono, un incubo tremendo nel periodo dell'infanzia - spiega ancora Denti - e i nani sono un'ancora di salvezza, l'argine contro questa immensa paura. E poi danno a Biancaneve i consigli giusti, perché lei è una ragazzina un po’ sprovveduta: quando la matrigna le tende un tranello, ci casca sempre».
La perfida matrigna Grimilde, unghie da arpia e ghigno crudele, è celebre soprattutto per il suo fido compagno, quello a cui ripete ossessivamente una frase che molte donne, dopo di lei, hanno imparato a pronunciare: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?». La risposta impietosa - Biancaneve - segna il destino della ragazza, che si ritroverà sola nella foresta. La regina cattiva voleva il suo cuore, in cambio otterrà una bugia. Ma si vendicherà, complici le arti magiche, che la tramutano in una vecchia strega alla quale Biancaneve non saprà resistere, mangiando la famosa mela rossa, così rossa da destare immediatamente il sospetto di un veleno mortale. Il lieto fine, come vuole la tradizione, arriva sotto le spoglie del bellissimo principe. Non importa che Biancaneve sia donna, la fiaba è adorata dai piccoli di tutto il mondo: «I bambini ascoltano le fiabe e si identificano con il protagonista perseguitato - racconta Denti -, maschio o femmina è del tutto indifferente. E infatti Biancaneve è una delle fiabe più amate di sempre, seconda soltanto a Cenerentola».