BIBLIOTECA Un milione di libri per «topi» stranieri

La Sormani, che ospita più della metà dei volumi, resterà chiusa un anno per lavori di ristrutturazione

Paolo Bianchi

Un milione di volumi, più della metà alla Sormani, gli altri sparsi in una ventina di biblioteche rionali. Questo il patrimonio pubblico librario del Comune, in una metropoli che studia, legge, s'informa e soprattutto cerca di adattarsi ai cambiamenti. In attesa di una Grande Biblioteca Pubblica Europea a scaffale aperto che è sempre di là da venire, si fanno i conti con quel che si ha. La Sormani entra in una fase ennesima di ristrutturazione, e per un anno addio alla bella Sala del Grechetto e al delizioso giardino esterno che era stato appena risistemato e dotato di panchine per la lettura en plein air. Eppure movimento ce n'è.
I dati
Gli ultimi dati disponibili, quelli del 2005, parlano di oltre 96mila volumi consultati in sede, 57mila prestiti, per non parlare del reparto audiovisivi, sempre frequentatissimo. E sono quasi mezzo milione, nello stesso periodo, i prestiti di libri e periodici effettuati nelle biblioteche rionali. Sarà vero quanto si discute in questi giorni su diversi giornali, che le sale di lettura si svuotano perché molti giovani (e meno giovani) la biblioteca ormai ce l'hanno in casa sul computer. La rivoluzione Internet è arrivata anche qui? Le biblioteche sono destinate a tornare alla loro originaria funzione di luoghi di conservazione della carta e di ricerca applicata delle élite di studiosi?
Internet
A dare un'occhiata, sembrerebbe proprio di no. Secondo Stefania Jahier, direttrice del settore Biblioteche e Musei del Comune di Milano «nell'era di Internet le biblioteche forniscono un valore aggiunto. Il loro ruolo di sostegno all'alfabetizzazione si svolge anche rispetto all'uso della Rete». In altre parole, provate un po' ad avvicinarvi a una delle 78 postazioni Internet rionali e alle 12 della Sormani: raramente le troverete libere. Solo sei anni fa non c'era niente di tutto questo, adesso la biblioteca è un luogo di navigatori abituali. Che poi molti siano stranieri è un discorso delicato. Il profilo antropologico del «topo» di biblioteca è in continuo mutamento. Alcuni impiegati della sede di parco Sempione lo confermano: molti extracomunitari residenti si fanno vedere ogni giorno, spesso per la consultazione e il prestito di audiovisivi. I film in italiano, in particolare, sono considerati un ottimo strumento per imparare la lingua italiana. Nel frattempo, partono iniziative come lo «Scaffale multiculturale», che prevedono scambi internazionali con volumi in lingua straniera. Ecco allora comparire testi in cinese sugli scaffali di Dergano-Bovisa, e libri in francese, direttamente dal Senegal, su quelli di Crescenzago. Totalmente esclusa dunque l'ipotesi di un progressivo svuotamento delle sale.
Spazi risicati
Anzi, lo spazio è il vero tiranno e nemico della cultura bibliofila e bibliografica.
Intanto, i posti a sedere. «Molti studenti vengono alla Sormani perché non c'è spazio all'università», spiega Jahier, indicandoci file di giovani studiosi in paziente attesa che si liberi qualche sedia. «Io incito i miei allievi a frequentare la bilioteca di quartiere - racconta Daniela Cuono, insegnante di lettere in una scuola di media di Milano -. Ma loro si lamentano che non c'è spazio». Andiamo a vedere. La sede in questione, Porta Venezia, è una palazzina liberty di via Frisi angolo via Melzo. Deliziosa, ma angusta. Solo 25 posti a sedere, gomito a gomito. Nessuno spazio per appoggiare borse e zaini. Sarebbe facilissimo per chiunque sottrarre libri, film, cd e sparire da una porta laterale. «E poi non ci sono testi scolastici, né in quella né in altre biblioteche - prosegue la professoressa -. Questo non è di alcun incentivo per chi studia». Le istituzioni rispondono come possono. Indicano per esempio il nuovo «Progetto ragazzi» ad Affori, uno spazio tutto per loro, e si concentrano a descrivere gli ultimi gioielli: le sedi Sicilia (via Sacco 14) e Chiesa Rossa, sul Naviglio Pavese (andate a vedere, per credere). Eleonora Sparvoli, ricercatrice di Letteratura francese alla Statale, commenta: «I miei studenti in biblioteca ci vanno poco. Hanno la tendenza a pensare che tutte le informazioni si traggono da Internet. Io li esorto a non fidarsi, ma la biblioteca come possibilità gliela devo indicare io». In effetti, la funzione della biblioteca è anche quella di garantire un'informazione aggiornata e corretta, «un'informazione d'origine controllata», come dice Jahier. E per questo si lavora sul fronte delle tecnologie più avanzate, come la digitalizazione dei volumi, un lavoro lungo e certosino, ma che in un futuro più o meno lontano si rivelerà utilissimo. Per saperne di più non ci resta che rimandare anche noi alla Rete: www.comune.milano.it/biblioteche. «La Sormani è comoda per la ricerca dei testi (in gran parte digitalizzata, ndr), ma non favorisce la concentrazione nello studio», prosegue Sparvoli. «La Biblioteca nazionale di Parigi in confronto è un convento». Meglio lasciar perdere i confronti. Raccogliamo invece un po' di pareri degli utenti. «È un posto piacevolissimo, ci vengo tutti i giorni», dice Daniele, 23 anni, della rionale di Parco Sempione. «Però - aggiunge - so di qualcuno che si è lamentato per la presenza di stranieri che occupano in permanenza la postazione degli audiovisivi». Anna, 28 anni, impiegata, osserva che «nelle biblioteche di quartiere si trovano quasi solo libri commerciali, per lo più bestseller». Il che risponde tuttavia a una precisa strategia. «La gente legge soprattutto libri nuovi e in ordine - spiega Jahier -. E proprio allo scopo di incentivare la lettura, provvediamo a un continuo ricambio dei volumi. Anche quelli che per molto tempo non sono richiesti, vengono passati ad altre sedi ed eventualmente regalati». Insomma, niente volumi polverosi o ammuffiti negli scaffali dei quartieri.
Curiosità
Un'ultima curiosità: sono rarissime le richieste di volumi in lingua araba. E del resto in tutta la città non ve ne sono, se non di proprietà privata o nella biblioteca del Centro islamico di Segrate. Il che può significare due cose: o gli abitanti milanesi di madrelingua araba non hanno tempo per leggere, oppure se lo fanno, cominciano a farlo in italiano.
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