La biobanca a 40 gradi sottozero che aspetta 5.000 embrioni «orfani»

Ospedale Policlinico, padiglione Marangoni, due piani sottoterra. Volte a crociera e imponenti mura romaniche. Corridoi e porte di sicurezza. Stiamo per entrare nella biobanca (il nome è Centro di risorse biologiche) più famosa d’Italia. Qui, come predisposto dalla legge 40 del 2004, ci sono i contenitori per accogliere gli embrioni sovranumerari, ossia quelli prodotti durante le tecniche di fecondazione assistita, che sono stati congelati e che nessuno ha mai più rivendicato.
Un censimento del ministero del 2006 stima in 2.527 il numero degli embrioni orfani italiani. Che però qui, nella crio-banca inaugurata dall’ex ministro Sirchia, non sono mai arrivati. Ci sono i sei contenitori (capaci di contenere fino a tremila embrioni a 40 gradi sottozero), simili a giganteschi bidoni del latte, costati 25mila euro l’uno. C’è l’allacciamento elettrico e il rifornimento di azoto liquido «tenuto al minimo ma in funzione altrimenti le macchine si guastano» spiega Paolo Rebulla, il direttore responsabile dell’intero Centro che comprende anche la banca placentare, quella dei campioni biologici e il laboratorio di cell factory dove vengono coltivate le cellule staminali.
Per raffreddare questa immensa cassetta di sicurezza di cellule umane (compresi i bidoni vuoti per ospitare gli embrioni) servono 12mila litri di azoto all’anno e il costo è di 300mila euro. La struttura del Policlinico è stata scelta per ospitare gli embrioni orfani di tutta Italia «perchè gestivamo già la banca placentare e avevamo gli spazi per la crioconservazione» spiega Rebulla. Per la cronaca: questi spazi nei sotterranei del Marangoni sono di 150 metri quadrati, nel 2012 ci sarà il trasferimento nel nuovo reparto Invernizzi e i metri quadrati diventeranno 600. Ma il problema resta: dove sono gli embrioni? Nei vari centri di fecondazione assistita, sparsi su tutto il territorio italiano. E perchè non sono stati trasferiti come impone la legge? È un altro mistero italiano. La legge 40 vieta di congelare gli embrioni e vieta di produrne in sovrannumero, con le disposizioni in vigore dal 2004 si possono produrre e impiantare soltanto tre embrioni (ma ci sono state comunque sentenze del tribunale che hanno aggirato la legge) quindi, in teoria, gli embrioni in sovrannumero considerati orfani, risalgono a prima del 2004.
Poi c’è stata una sentenza della corte costituzionale del 2009 che ha reintrodotto la possibilità di crioconservare gli embrioni, «il risultato è che il numero degli embrioni orfani dopo questa sentenza è lievitato - ha dichiarato ieri Guido Ragni, presidente della Federazione italiana società della riproduzione umana, al convegno promosso dai medici cattolici - la stima ufficiosa è di 5-6mila». Da un alto ci sono le coppie sterili, quelle che non riescono ad avere un figlio con l’aiuto delle tecniche di fecondazione, dall’altro migliaia di embrioni abbandonati, come due binari paralleli, destinati a non incontrarsi. I medici e i ricercatori stanno cercando di fare il punto. Che fare di questi embrioni? Custodirli congelati per l’eternità? Donarli? O impiegarli per la ricerca? E poi per quanto tempo resta vitale un embrione? E chi deve vigilare perchè venga rispettata la normativa del 2004 che ha stabilito che la casa degli embrioni orfani è al Policlinico?
Al Centro di risorse biologiche lavorano trenta persone fra medici, tecnici di laboratorio, biologi e biotecnologi.I sistemi di sicurezza sono sofisticatissimi, gli allarmi scattano quando l’ossigeno scende sotto il livello di soglia e i software dei computer tengono sotto controllo un’infinità di varianti, dalla temperatura all’umidità. I fiori all’occhiello del centro sono la Milano Cord Blood Bank che dal ’93 raccoglie il sangue da cordone ombelicale di 25 sale parto lombarde. Fa parte di una rete mondiale di 50 banche che ha avuto 500mila contatti e più di 25mila donazioni.