Boni: «Scuola islamica, basta trattare»

Mauro (Fi): l’autorizzazione sarebbe una grave sconfitta per lo Stato

Gioia Locati

Via Quaranta, si parte da zero. Sfumata l’ipotesi della scuola autorizzata alla Mantegazza di via Ariberto, e non solo perché il responsabile della Fondazione Danilo Donati non ne era stato informato. Il no sarebbe partito dalla Direzione scolastica, anche se non circolano comunicati ufficiali. La scuola «Fajr al Islam» (L’alba dell’Islam) è in un «impasse» imprevisto perfino per il mediatore e consigliere diessino Sandro Antoniazzi che solo ventiquattro ore prima aveva assicurato: «Lunedì i 150 bambini islamici frequenteranno le elementari alla Mantegazza». Ora ammette: «La vicenda si è complicata, è diventata politica». Ieri pomeriggio due riunioni in via Quaranta - prima fra i responsabili della scuola, poi con i genitori - dalle quali è emersa un’altra certezza: i 35 ragazzi che avrebbero dovuto frequentare le medie statali (come previsto negli accordi con la dirigenza scolastica) per ora nelle scuole italiane non metteranno piede. Motivo? I genitori sono nella stragrande maggioranza gli stessi dei piccoli delle elementari e chiedono una «soluzione complessiva». Ha spiegato un’educatrice italiana che da un paio d’anni collabora ai corsi in via Quaranta: «Le famiglie egiziane avevano accettato, se pur con difficoltà, di mandare gli adolescenti alle statali perché ormai pensano che resteranno in Italia. Ai più piccoli vogliono dare un’educazione riconosciuta anche dal governo egiziano perché sono convinti che possano tornare in patria».
Il direttore della scuola Aly Sharif ha commentato: «Siamo molto delusi, qualche genitore l’ha presa con rabbia. Ora non sappiamo che fare, certamente siamo stati trattati male: da mesi, in attesa della parificazione, abbiamo lavorato per andare in una struttura comunale. Poi non s’è fatto niente. Capiamo che siamo finiti in una questione politica, ma questa non è politica...». Antoniazzi nei suoi panni di «suggeritore» ha consigliato agli islamici di formare due delegazioni, «di presentarsi al prefetto per dire di essere stati trattati male e rivolgersi al consolato egiziano per chiedere man forte».
Così, se da un lato gli islamici non vogliono più inserire nessun loro figlio, dall’altro si sta indebolendo il coro che inneggiava alla scuola privata autorizzata. Perfino il mediatore Pietro Farneti dell’associazione Risvegli ha detto: «Innanzitutto suggerirò alle famiglie di mandare i bambini alle statali, tutti quanti vogliamo arrivare a una soluzione».
L’assessore all’Educazione Bruno Simini non ha cambiato opinione: «La scuola privata autorizzata è un modello superato, mi chiedo se ha senso inventare una soluzione ai confini della realtà giuridica per persone che finora non hanno dimostrato di saper istruire i loro figli. Di fatto le famiglie egiziane non chiedono di far fare più lezioni di arabo, abbiamo offerto loro moltissime ore, ma non vogliono che i loro figli giochino con i nostri. Chi invece l’ha fatto e ha inserito i bambini alle elementari di via De Nicola è felicissimo». Secondo Mario Mauro (Fi), vicepresidente del Parlamento europeo, «il riconoscimento di una scuola privata autorizzata sarebbe una grave sconfitta per lo Stato e per l'integrazione». L'assessore regionale al Territorio, Davide Boni, capodelegazione della Lega Nord nella Giunta lombarda, chiede di chiudere ogni trattativa: «Chi vuole integrarsi accetti di iscrivere i propri figli alle scuole statali, chi non vuole torni al suo Paese».
«A questo punto - dice il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana - spetta al Comune, alla Provincia o alla Regione mettere a disposizione la sede per le lezioni in arabo e in italiano ai bambini delle elementari: non può essere una questione logistica a bloccare un lavoro eccellente e paziente di altissimo valore pratico e simbolico che il prefetto di Milano ha saputo definire con pazienza».