A Bonolis il 90° minuto Mediaset

La tivvù dei ragazzi? Fatta. Il varietà in prima serata? Fatto anche quello. Il festival di Sanremo? Ohibò, già fatto. Il quizzetto o il quizzone? Vedi alla voce precedente. Lo spot pubblicitario? Fatto e rifatto. Che cosa mancava all’argenteria di casa Bonolis? Un po’ di sport, ma quello vero, di sostanza che nel gergo televisivo si traducono in audience e popolarità. E allora ecco un bel pacco già confezionato e con il fiocco: trattasi di Novantesimo minuto che trasloca di emittenza e frequenza, da Rai a Canale 5, mutando anche la testata (forse Controcampo al 90’?) ma, come in matematica, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.
Dove sta la notizia? Dove lo scoop? Mediaset in passato ha già fatto saltare le marcature sui conduttori di uno show sportivo e calcistico, mettendo nel cassetto l’ordine dei giornalisti: ha inventato, per esempio, Raimondo Vianello presentatore di Pressing che qualche cialtrone aveva ribattezzato Depressing per l’andamento lento del prodotto, ha messo poi in circuito attori, cantanti, veline, varie ed eventuali tutti esibiti sul palcoscenico, intorno al pallone questo e altro (tennis, boxe, pallavolo, ciclismo e motociclismo restano territori ancora riservati agli addetti ai lavori), insomma ha trasformato l’informazione in show. Bonolis è un valore aggiunto, sa di football, è lui ad aver segnalato, pensate un po’, a Massimo Moratti il fenomeno Adriano, avendolo visto e visionato, per diporto, in un viaggio sudamericano. Bonolis frequenta la lingua italiana, virtù questa in via di estinzione tra i giornalisti, è iscritto al club del congiuntivo, associazione che sta rischiando la chiusura. Bonolis piace un po’ a tutti, ai romani per l’accento e la pronunzia, ai milanesi e simili, per l’interite acuta che lo accompagna, ahilui, dalla nascita. Se lo sport è spettacolo, come si usa dire e scrivere quando non si hanno altri argomenti tattico tecnici a supporto, allora Paolo Bonolis è una garanzia al limone, con retrogusto di abbacchio, è uno che sa tenere i ritmi e che dopo aver conosciuto e intervistato Donato Bilancia e Mike Tyson, Dj Francesco e Hugh Grant, non dovrà frequentare le scuole serali per affrontare i papaveri e le papere delle domeniche calcistiche, allenatori, calciatori, dirigenti, giornalisti medesimi e, magari anche gli arbitri chissà. Quando parlerà dell’Inter avremo un conflitto di interessi palese, la suspicione sarà legittima e nel caso suo la citazione latina è doverosa, essendo il Bonolis Paolo una specie di Bignami del detto e del pensiero antichi. Insomma siamo in trepida attesa, come qualche collega di Mediaset che era già in camerino a farsi il trucco per presentare il programma. Sarà per un’altra volta. Nella vita non si può avere tutto, in certi momenti ci si deve accontentare dei diritti televisivi in chiaro del football, acciuffati per bando all’ultima offerta. O no?