Borse di studio, 230mila euro non ancora ritirati

Il denaro inutilizzato viene ridistribuito l’anno successivo ad altri studenti

In cassa ci sono 231mila euro, l’ammontare di 258 borse di studio che gli studenti non hanno ancora ritirato. Hanno pochi giorni per farlo, ma se le cose andranno come in passato la maggior parte di loro non lo farà, perdendo il denaro. Per quale motivo? «Disattenzione», dicono gli esperti.
Per questo l’Isu (Istituto per il diritto allo studio) di Statale, Bicocca e università dell’Insubria ha pubblicato un avviso nel suo sito Internet: «Si informano gli interessati che risultano numerosi i pagamenti riferiti a Borsa di Studio dell’anno accademico 2004-2005 disposti nel 2005 non riscossi dagli aventi diritto. Tali importi - si legge - non saranno più esigibili dal 31 marzo 2006». Ma bisognerà muoversi prima: entro il 17 di marzo - si spiega ancora - lo studente deve presentare via mail (isuass1@unimi.it l’indirizzo) la «specifica richiesta».
Resta da assegnare quasi mezzo miliardo di vecchie lire. Gli importi delle borse di studio per gli studenti dei tre atenei (nel sito è pubblicata la lista dei nomi) variano da 250 a 3700 euro. «Una cosa va detta subito: negli ultimi tre anni siamo riusciti a pagare la borsa di studio a tutti i ragazzi che in base alla legge ne avevano diritto», ricorda subito Eugenio Adamoli, presidente dell’Isu.
L’anno scorso sono stati 3402 e tra questi ci sono i 258 che ancora non hanno riscosso il denaro. È successo anche nel 2003-2004: in 250 non hanno ritirato il denaro, ridistribuito l’anno dopo tra gli universitari. «Perché così tanti studenti non ritirano la borsa? Nella maggior parte dei casi non sanno di averne diritto - spiega Mario Bazzani, responsabile dell’Ufficio assistenza agli studenti dell’Isu -. Non controllano le liste, spetta a loro informarsi. Capita poi che, grazie a fondi di Ministero e Regione, l’importo delle borse venga aumentato durante l’anno. E molti ragazzi non si accorgono di aver diritto all’“ampliamento”».
C’è poi chi ha cambiato facoltà, sede universitaria o si è ritirato durante l’anno accademico in corso e crede, sbagliando, di non avere più diritto alla borsa vinta per il 2004-2005. Oppure chi riceve dall’università il rimborso delle tasse e pensa che questo escluda la borsa di studio. «Ma ci sono anche studenti che vincono l’assegno e hanno la coscienza sporca...» spiegano all’Isu. Per assegnare la borsa si guarda in generale al reddito della famiglia e agli esami sostenuti. «Ci sono famiglie che hanno entrare non dichiarate al fisco. I figli, così, rientrano nelle liste di chi ha diritto all’aiuto economico ma, proprio perché sanno di non meritarla, presentano la domanda per la borsa e non ne seguono gli sviluppi».
È difficile, invece, che gli studenti rinuncino alla borsa dell’Isu perché ne hanno vinto un’altra. «Chi ha diritto anche a quella dell’università deve comunicare per iscritto quale delle due accetta. Quest’anno le eroghiamo entrambe e contattiamo chi si trova in questa situazione» conclude Bazzani. Che dà un ultimo consiglio ai ragazzi: «Nel momento in cui compila la domanda, lo studente può indicare il conto corrente su cui farsi addebitare la borsa. Se lo fa, ci semplifica la vita. E si mette al riparo da ogni svista...».