BRAMBATI La natura si riveste di poesia

Alla Galleria Ponte Rosso inaugurata la mostra dell’artista lombardo. È una corposa retrospettiva che raccoglie dipinti e disegni di grande impatto emotivo

Intensità cromatica, robusta costruzione compositiva, il segno forte e deciso hanno dato vita a iconografie all’apparenza classiche con un tratto grafico nuovo e con una pennellata immediata. La campagna lombarda, la spenta laguna veneziana, l’aspro paesaggio bretone, i forti pescatori della Normandia, le nature morte quasi rarefatte vuoi che siano fiori o pesci, bambine e i ritratti compresi quelli fatti ai suoi figli Adriana o Alessandro, fanno di Luigi Brambati uno dei più completi e creativi artisti lombardi.
A diversi anni dalla sua morte (1983) e dopo la bella mostra di Codogno, sua città natale è Castiglione D’Adda, nell’ex Ospedale Sociale, la sua città d’adozione, Milano, dove Brambati visse tutta la vita ha voluto dedicagli una personale proprio nella ricorrenza del suo compleanno. Nato nel 1925 sotto il segno del Capricorno era proprio nel capoluogo lombardo che l’artista si era formato frequentando la Scuola del Castello sotto la guida del Maestro Francesco Fedeli. Un incontro fortunato. Come ha raccontato più volte Orlando Consonni che gli permise di entrare nella cerchia degli artisti che insegnavano a Brera e a quel complesso gruppo che guardava alla «modernità» come Mario Castellani, Silvio Consadori, Contardo Barbieri, Savinio Labò, Gino Moro ma anche artisti e intellettuali, nonchè critici come Lepore, Monteverdi, Portalupi, Borgese, Sanesi, Ghilardi, Gianpaolo e Villani. Gussoni, il Sagittario, le Colonne, furono le altre gallerie che ospitarono le sue opere. Oggi la Galleria Ponte Rosso di Via Brera 2 ha voluto dedicagli una corposa retrospettiva dal titolo «Canto d’uomini e di natura» curata da Carlo Adelio Galimberti e Nanda Consonni che raccoglie dipinti e disegni di grande impatto emotivo quale giusto riconoscimento alla qualità dell’opera di Luigi Brambati che fece della pittura figurativa un qualche cosa che non disdegnasse la lezione impartitagli dalle avanguardie, sebbene Brambati non si è mai fatto suggestionare delle «mode». La sua pittura è rimasta schietta, nella formazione come nella maniera di rendere riconoscibile soggetti e oggetti. Il segno che più lo ha contraddistinto è stata la lezione del colore quasi a volere restituire il fascino della natura a quell’umanità che è sempre stata protagonista in tutte le sue opere. Secondo Galimberti «... tutta la sua opera pare seguire alla lettera l’imperativo di Gauguin che pretendeva di non subire la natura semplicemente copiandola, bensì usarla per fare interagire i suoi splendori con la sensibilità poetica dell’artista e trasmutare così il visibile in un puro felice canto cromatico». Ed è proprio in questo modo che Brambati riveste di poesia seducente quella variegata umanità popolare che ritroviamo nei suoi quadri ricchi di una luce speciale che rende nobili anche le persone umili. Anche nel disegno, seppure privo di colore, i chiaro-scuri della superficie uniti alla capacità manuale della sua grafica, fanno del complesso di un soggetto atmosfere all’Utrillo intese come rievocazione di fatti e di luoghi, di storia e di memoria. Un’impronta che fu anche di un altro suo maestro, Luigi Rossi o Flangini, certi di quella consapevole cultura che rende ogni raffigurazione una realtà tangibile e allo stesso tempo sfaccettata.
«Auray», un olio su masonite del 1981, raffigurante uno splendido paesaggio che non ha nulla da invidiare a un capolavoro impressionista. In «Incontro» un altro olio su masonite del 1980 di formato medio, l’artista assembla personaggi, case e natura dando un’unica apparenza alla superficie. Delicato «Fiori di campo» un olio su tela del 1981 e «Nevicata nella bassa» del 1978. Tra i quadri più toccanti spiccano però «Reti al sole» del 1979 e «Natura morta con alzata» del 1978 di carattere morandiano.
Luigi Brambati Galleria Ponte Rosso aperta tutti i giorni tranne il lunedì fino al 25 febbraio