«Una brava ragazza, non meritava di morire»

Il suo assassino voleva riprendere la relazione, per questo è andato a prenderla al lavoro, l’ha colpita col coltello poi ha tentato l’harakiri

Il referto medico è scarno ed «essenziale» come lo possono essere quelli di un medico legale quando non c'è più nulla fare e nemmeno da capire. Quattro righe di formalità per dire che una ragazza è morta. Dieci coltellate, tre di queste mortali. Leonora Brambilla, 30 anni, residente a Mezzago, è morta dissanguata sul marciapiede davanti all'ufficio dove lavorava. Colpita a morte dalla lama del coltello dell’ex fidanzato respinto. Un delitto avvenuto tra i colleghi d'ufficio e la gente che alle 8.30 di ieri affollavano via Guido Rossa a Trezzo d'Adda. C’è poco da capire se non la follia dell'omicida ora piantonato all'ospedale in attesa che il magistrato di turno si occupi di lui. Follia, raptus, destino. Morte per un delitto di una brava ragazza scrupolosa e tutta sorrisi e amiche. Tante. Una dopo l'altra hanno fatto la spola deponendo fiori sul marciapiede ancora sporco di sangue.
Tra i primi ad arrivare sul posto del delitto Enrico Brambilla, primo cittadino di Vimercate e cugino della vittima. Occhi lucidi, qualche singhiozzo, stravolto. Lui che da dieci anni governa Vimercate non ha molta voglia di parlare. «Scrivete che era una brava ragazza, non meritava questa orrenda fine, proprio Leonora non doveva morire in questo modo assurdo...». Poi si allontana accompagnato da un carabiniere a vedere il corpo della parente. Gli occhi sempre più lucidi.
La donna lavorava per l'Apa Confartigianato che ha sede a Vimercate. Ogni mercoledì era di turno nella sede distaccata di Trezzo sull'Adda in via Guido Rossa sempre come impiegata nel settore della consulenza fiscale. Leonora Brambilla aveva avuto una relazione con l'uomo che l'ha uccisa, Giuseppe Zabitino, di 30 anni, residente a Cinisello Balsamo. La vicenda sentimentale era finita, ma lui non si era rassegnato per nulla alla fine del rapporto. Ieri si è recato a Trezzo per incontrare l'ex fidanzata nel disperato tentativo di ricucire l’unione. In tasca il coltello. Zabatino aveva l’intenzione di ucciderla.
Una vicenda tragicamente simile a quella avvenuta il 6 luglio nella vicina Bellinzago Lombardo: Claudio Giussani, 40 anni, titolare di un’impresa di giardinaggio, ha accoltellato sul pianerottolo di una casa di cortile ristrutturata la donna con cui aveva una relazione. Quattro coltellate alla compagna, che lo voleva lasciare, vibrate con un coltello a serramanico. Dopo il delitto si è impiccato al balcone dell’appartamento di lei con un cavo elettrico, lasciandosi poi cadere nel vuoto. Rosa Vimercati, 45 anni, era madre di un bambino di due anni, figlio della coppia, e di uno di nove, frutto di una precedente relazione. Entrambi fuori casa: il più piccolo con una baby sitter, l'altro all'oratorio. L’uomo insieme alla donna conduceva un'attività di giardinaggio e dava una mano nel piccolo laboratorio per la produzione di cavi elettrici che la donna aveva in un locale della casa. Non voleva rassegnarsi all'idea di un abbandono.