Brera, c’è Saviano e Fo si scatena

I l Duomo rivela ai milanesi lo splendore dei suoi sotterranei. È stato inaugurato ieri, dopo un anno e mezzo di lavori, il nuovo allestimento del sito archeologico del Duomo, sottostante il sagrato. L’area, risalente al IV secolo, quasi mille anni prima dell’edificazione della cattedrale, è una delle rare testimonianze degli edifici paleocristiani di epoca ambrosiana, quando Milano era capitale dell’impero romano. Al suo interno sono conservati l’abside dell’antica basilica di Santa Tecla e i resti del battistero di San Giovanni alle Fonti, dove sant’Ambrogio, la notte di Pasqua del 387, battezzò sant’Agostino.
Il sito è stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione - finanziato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo e dalla Regione Lombardia, con il contributo della Provincia di Milano - che ha interessato sia i resti murari, lapidei e pittorici, sia l’intero percorso di visita, firmato dall’architetto Francesco Doglioni. «Un patrimonio storico e religioso straordinario che finalmente sarà restituito ai milanesi» sottolinea il presidente della Veneranda Fabbrica, Angelo Caloia. Da lunedì prossimo, infatti, l’area con il nuovo impianto espositivo (costato 700mila euro, compreso il restauro, finanziati per il 50% dalla Regione) sarà accessibile ai visitatori con un biglietto da 4 euro.
E mentre il vicepresidente della Provincia, Novo Umberto Maerna, sottolinea l’importanza della «fruibilità dei monumenti religiosi, soprattutto per i giovani», il presidente Caloia ricorda che «il recupero dell’area archeologica non è che il primo di un vasto programma di interventi sulla cattedrale», che comprendono il restauro della guglia maggiore (che durerà 3 anni e costerà circa 8 milioni di euro) e i lavori interni al museo archeologico. «Per questo – continua il presidente - occorre un impegno maggiore e continuativo da parte degli enti locali». Impegno che l’assessore alle Culture della Lombardia, Massimo Zanello, assicura di voler rispettare fino in fondo, «attraverso un accordo di programma, in via di definizione, tra le istituzioni locali e la Veneranda Fabbrica, che sarà sancito entro la fine di questa legislatura».
Quanto al sito archeologico, l’intervento di recupero, iniziato nel luglio 2008 con la supervisione del soprintendente ai Beni archeologici della Lombardia, si è articolato in due lotti principali. Il primo, concluso lo scorso aprile, ha interessato la parte di approfondimento storico-scientifica (affidata all’istituto di Archeologia della Cattolica, sotto la guida della professoressa Silvia Lusuardi Siena), il consolidamento delle murature e il restauro delle superfici affrescate.
Il secondo ha permesso la realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione e il ridisegno complessivo del percorso di visita, con il rifacimento della pavimentazione non archeologica, la pulitura e pennellatura delle superfici moderne e la realizzazione di scale e passerelle in vetro e marmo grigio di Candoglia. Per dare un fondamento storico-scientifico alla visita, il percorso è arricchito da pannelli didascalici, aggiornati sui recenti studi scientifici, e da una lunga fila di vetrine con i reperti rinvenuti durante il restauro (mosaici, ceramiche, intonaci, frammenti murari e manufatti di età medievale e rinascimentale).
A giorni sarà reso disponibile l’ingresso secondario, in direzione della metropolitana, per consentire ai disabili l’accesso alla struttura. Chi invece volesse saperne di più della «Milano archeologica» potrà partecipare al convegno «Piazza Duomo prima del Duomo» (oggi, dalle 9.30 alle 16 al Museo del Duomo, Sala delle Colonne; e domani, dalle 9 alle 14 alla Cattolica, Aula Pio XI) organizzato dall’università Cattolica e dalla Veneranda Fabbrica per comunicare i risultati delle recenti ricerche scientifiche e ricordare, a cent’anni dalla nascita, la figura e l’opera di Alberto de’ Capitani d’Arzago e Mario Mirabella Roberti, autori di fondamentali lavori di documentazione e salvaguardia del sito archeologico del Duomo, del rifugio antiaereo e della stazione della metropolitana.