Brilla la mina: ora Recco dorme tranquilla

Chiara Ennas

Una colonna d’acqua di circa 200 metri che si è sollevata sulla superficie delle acque antistanti Recco: è questo l’esito finale dell’epopea che fino a ieri la cittadina ha vissuto nell’ultima settimana, dopo la scoperta di un ordigno della seconda guerra mondiale, rimasto acquattato fra gli scogli del molo per circa cinquant’anni. Appunto questo è il problema: l’amministrazione comunale ha aperto un’inchiesta interna per capire come mai nel corso dei lavori effettuati due anni fa per la costruzione della diga frangiflutti non sia stata rilevata la presenza dell’ordigno, nè tantomeno progettata la sua promozione. Intanto - almeno questo - l’ordigno è stato tolto. Gli uomini dello Sdai, ossia il Servizio di difesa antimezzi insidiosi e quelli del Comsubin, il Comando dei subacquei incursori, hanno finalmente avuto ragione della riottosa mina antinave. Se la settimana scorsa avevano provato infatti a disincastrarla, scavandovi attorno una trincea, e riuscendo poi solo a metterla in sicurezza, ieri i duecento chilogrammi di tritolo fuso sono stati ancorati a un pallone idrostatico da mille litri, portati a circa quattro miglia dalla costa, e fatti esplodere con alcune cariche esplosive collocate ai lati dell’ordigno stesso. Nonostante non vi siano stati particolari problemi, l’operazione è stata seguita con apprensione, vista la quantità di tritolo da manovrare, a cui si sono aggiunte le controcariche di esplosivo al plastico innescato adoperate dai militari per il brillamento. L’operazione, guidata dal comandante del nucleo dello Sdai intervenuto, Aldo Cerri, ha visto coinvolti i alcuni mezzi navali dei carabinieri, sei della Capitaneria di porto - tre motovedette, un gommone e un’imbarcazione veloce -, oltre ai vigili del fuoco e alla polizia: tutti hanno concorso a sorvegliare lo specchio di mare interessato dall’operazione di brillamento, nonchè la cittadina stessa, che ha vissuto qualche disagio.
Assistiti dal bel tempo, i militari e i residenti non si sono trovati ad affrontare la furia degli elementi come successo l’11 agosto scorso, quando la pioggia, il vento e le scariche di fulmini avevano costretto tutti a un «calvario» durato l’intera giornata, visto che i militari si erano dati per vinti solo alle otto di sera circa. Ieri, invece, i disagi sono stati limitati, e soprattutto di breve durata; forse anche grazie all’«allenamento» della settimana precedente, la fuga ordinata dalle case è stata completata nell’arco di mezz’ora a partire dalle otto e trenta e, nonostante l’ordinanza firmata dal sindaco Gianluca Buccilli fosse valida fino alle 17 e 30, traffico aereo, veicolare e ferroviario sono ripresi molto prima. Fin dalle 11 infatti treni e macchine hanno potuto di nuovo circolare liberamente in entrambe le direzioni, anche se il traffico su rotaia si è stabilizzato solo verso le 3 del pomeriggio, e per tutto il tempo necessario la tratta è stata servita da pullman e bus sostitutivi messi a disposizione da Trenitalia e Rfi-Rete ferroviaria italiana, mentre i treni a lunga percorrenza fin da subito hanno potuto evitare le deviazioni previste dal piano, uguale a quello messo in atto l’11 agosto. E i 1200 abitanti evacuati - quelli residenti nella aree che le operazioni avrebbero potuto mettere a rischio, hanno iniziato a rientrare nelle proprie case già verso le 11 e 20 del mattino, proprio mentre l’Aurelia veniva riaperta e nessuno era più obbligato a macinare chilometri, deviando verso le alture e frazioni circostanti per aggirare Recco.