Lo brucia nell’auto per tre canne da pesca

Stordito e dato alle fiamme per tre canne da pesca. È accaduto alle porte di Lodi, nei pressi di una cava a Montanaso Lombardo, l’antivigilia di ferragosto. E il fermato per tentato omicidio, M.L., 45 anni, disoccupato da dieci anni residente a Lodi aveva già un precedente per omicidio, risalente a poco più di 20 anni fa ed era stato, per questo, chiuso in ospedale psichiatrico giudiziario.
È il pomeriggio del 13 agosto quando i militari, in località Belgiardino a Montanaso trovano una Seat Marbella in fiamme. Appoggiato dietro, il corpo agonizzante di N.V., pensionato 64enne di Pioltello. A far ritrovare l’auto in fiamme la segnalazione di un uomo ai vigili del fuoco che, a loro volta, allertano i militari. Lo stesso uomo diventerà un utile testimone: racconterà qualche ora dopo, il possibile movente ai militari con l’indicazione del probabile responsabile. Tutto si rivelerà fondato. Sul posto, poco dopo il ritrovamento dei militari, arriva il pm di Lodi Daria Monsurrò, che anni fa si occupò, a Roma, di parte delle indagini legate alla morte di Simonetta Cesaroni, e il soccorso sanitario. L’uomo dato alle fiamme è gravissimo. Il medico di turno al 118 nota immediatamente la profonda ferita al capo dalla quale esce sangue ma anche materia cerebrale e le ustioni, sul 60 per cento del corpo. È in elisoccorso che la vittima raggiungerà, 66 minuti dopo il ritrovamento, l'ospedale Niguarda di Milano. Da lì in poi il calvario di 8 ore di operazione e poi il coma indotto. E il pensionato è tuttora in pericolo di vita.
Tutto perché? Per la ricostruzione dei militari perché quel giorno, quest'uomo, descritto da tutti come mite e cordiale con un problema di deambulazione per cui tutti lo aiutavano, aveva deciso di tornare di nuovo nel lodigiano come spesso faceva nei giorni liberi da altri impegni. Qui esercitava il suo hobby preferito, cioè la pesca. E stavolta sarebbe tornato a Montanaso per cercare di riavere da quello che credeva un compagno del tempo libero, le tre canne da pesca (per l'esattezza una canna tradizionale e tre guadini) che qualche giorno prima gli aveva sottratto. Gliele aveva portate via prendendole dalla sua auto mentre lui era impegnato a parlare con un altro amico. Non si sa bene come lui fosse arrivato a capire chi gli avesse portato via l'attrezzatura. Fatto sta che i due decidono di incontrarsi. Cosa si siano detti rimane un mistero. Visto che il fermato non parla. E la vittima è troppo grave per farlo. In ogni caso, per le accuse, il quarantacinquenne colpisce violentemente alla testa il pensionato con il portellone della sua Marbella, lo lascia sull'auto e le dà fuoco.