Bullismo, va a scuola scortata dalla polizia

Un’adolescente protetta dagli agenti dopo le minacce di una compagna e una rissa in classe. Le due giovani sono innamorate dello stesso ragazzo. Le due studentesse erano già state protagoniste di una rissa nelle aule
del Bertarelli in Porta Romana. La più prepotente è legata alla banda
giovanile dei Latin King

Un caso di bullismo al femminile. Una ragazza che frequenta l’Istituto professionale Bertarelli di corso di Porta Romana 110 da alcuni giorni va a scuola scortata dalla polizia. Per difendersi da una compagna, un’altra ragazza legata a un gruppo di teppisti che frequenta la zona e che la sostiene. Motivo di contrasto: la simpatia nei confronti di uno stesso maschietto. «Una forma di pseudogelosia – spiega Nicola Iannaccone, lo psicologo dell’Asl esperto di bullismo che già in passato era intervenuto in questa scuola per un analogo episodio -. Due ragazze a cui piace uno stesso ragazzo, una delle quali non è disposta a dividere la simpatia. Da qui lo scontro. Basta un pretesto: “Non guardarlo quello”, dice la più prepotente. Uno scambio di battute, e l’invito a vedersi in classe dove avviene la rissa. E non finisce qui, perché poi, fuori dalla scuola c’è la banda in agguato per continuare lo scontro». Ma la notizia dell’episodio corre, e a questo punto interviene la professoressa Teresa Capra, dirigente scolastica del Bertarelli che chiama la polizia. La ragazza vittima dell’aggressione, sedici anni, è di origine straniera, come quasi la metà degli alunni che frequentano questa scuola. Come stranieri sono i componenti della banda che imperversa nella zona. «Sono ragazzi che si danno appuntamento alla Crocetta – dice la preside –. Sono i cosiddetti Latin king, una banda di piazzale Corvetto che arriva fin qui. Lì è il problema. Non potevamo fare altro che chiamare in causa gli agenti del commissariato, per tutelare la ragazza, per consentirle di frequentare regolarmente le lezioni senza rischiare di essere aggredita. Siamo accerchiati e dobbiamo a tutti i costi garantire a ogni nostro iscritto almeno la libertà di sedersi sui banchi di scuola». «Ormai – aggiunge lo psicologo Iannaccone – la scuola deve fronteggiare anche queste situazioni, perché certe forme di prevaricazione non si sa bene dove comincino e dove finiscano. In ogni modo la scuola non può tirarsi fuori, anche perché i bulli della scuola hanno certamente rapporto con le bande esterne. Più che mai, dunque, la lotta al bullismo che alle superiori assume sempre più spesso aspetti penali veri e propri, esige l’impegno di tutti». Il fenomeno è sempre più sotto l’attenzione della direzione scolastica regionale che ha istituito un osservatorio che sta lavorando per dare sostegno alle scuole. «Abbiamo chiamato gli esperti più qualificati per studiare il problema e le sue soluzioni – dice il direttore scolastico regionale Anna Maria Dominici –. Il fenomeno non è certo nuovo, ma emerge sempre di più perché c’è più sensibilità ad avvertire il problema e a fronteggiarlo. Credo che ormai ci sia la consapevolezza che nessun gesto di bullismo debba essere tollerato».