Buttiglione: «Dieci opere per Milano città d’arte»

Il ministro: questa è una capitale della cultura europea e interverremo con i fondi inutilizzati

Pietro Vernizzi

«I milanesi vivono in una delle capitali assolute della cultura europea. Vogliamo dare loro l'opportunità di rendersene conto». Il ministro per i Beni e le attività culturali, Rocco Buttiglione, è intervenuto ieri all’avvio del restauro dell’organo della chiesa di sant’Antonio Abate, organo su cui si esibì anche Mozart. Con lui anche Stefano Zecchi, assessore alla Cultura del Comune, e monsignor Luigi Crivelli responsabile dei Beni culturali della Curia. A dibattito appena iniziato il ministro lancia la sua proposta: «Realizzare dieci opere, da fare subito, per dare ai milanesi maggiore consapevolezza della fortuna di abitare in questa grande città d'arte». E incalza: «Siamo andati a rivedere i fondi per la cultura non ancora spesi, inseriti nelle Finanziarie degli anni passati, distinguendoli tra quelli destinati a opere realizzabili e quelli per opere non realizzabili. Sono questi ultimi quelli che riutilizzeremo per il mio progetto». Tre dei dieci interventi sono noti: il completamento del restauro dell'Arco della pace, la ristrutturazione di importanti edifici milanesi come palazzo Litta e il recupero delle opere d'arte del museo Poldi Pezzoli.
«D'ora in poi - annuncia il ministro - il mio nuovo motto sarà “fare meglio con meno”, cioè lavorare per recuperare risorse ed eliminare sprechi. Credo che anche la Scala abbia la possibilità di riorganizzarsi e ristrutturarsi: sono sicuro che ce la farà». Anche in questo caso, nonostante le difficoltà che attraversa la lirica, Buttiglione ritiene di avere nel mazzo una carta vincente: «Contiamo in una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, accrescendo i rapporti con gli imprenditori».
Meticolosa attenzione ai bilanci, dunque, ma anche orgoglio per la nostra cultura. Con un po' di ironia, come quando Buttiglione ricorda un pungente detto tedesco: «Un austriaco è un tedesco esposto troppo a lungo alla cattiva influenza degli italiani». «Mozart, austriaco di Salisburgo - ribatte il ministro -, si espose spesso e volentieri, venendo in Italia, e in particolare a Milano, tutte le volte che ne ebbe occasione. E la sua prima visita nel Belpaese, durata oltre un anno, fu un vero e proprio pellegrinaggio, per imparare dagli italiani la scienza della bellezza e l'arte della musica».
Poi, dopo essere rimasto muto per oltre 50 anni, l'organo ha ripreso a suonare grazie alla perizia del maestro Maurizio Ricci e a una manovella fatta roteare da un ragazzo. Lo strumento infatti non è mai stato elettrificato. Le note, però, ieri non erano al massimo della loro limpidezza. Diverse canne sono cadute e molte hanno risentito dell'usura del tempo. Ecco perché, prima di inaugurarlo con un concerto a fine anno, occorrerà procedere al restauro.
L'intervento, finanziato con 110mila euro dal ministero, prevede il recupero sia dell'interno sia della veste esterna dello strumento. Per riportarlo all'antico splendore sono previsti nove mesi, un tempo record. Saranno utilizzati materiali d'epoca quali piombo e stagno per le canne e pelle di camoscio per le connessioni. L'organo sarà smontato pezzo per pezzo e ripulito attentamente dalle molte tracce lasciate dal tempo e dai tarli. Tutte le componenti esistenti saranno mantenute, trattandosi di restauro conservativo.
Il recupero fa parte delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Mozart, che il 17 gennaio 1773, in occasione della festa di Sant'Antonio, suonò proprio su quest'organo il mottetto Exultate Jubilate da lui composto. Lo strumento riveste un particolare interesse storico e artistico per il materiale pregiato con cui è stato realizzato, frutto del talento di grandi organari lombardi sette-ottocenteschi, presumibilmente della dinastia dei Brunelli. Anche la chiesa in cui si trova, affrescata con opere di epoca barocca, è chiusa al pubblico e in questo momento è in restauro. Quando riaprirà sarà uno spettacolo tanto per le orecchie quanto per gli occhi.