«Caesar», il fotografo che immortalava innocenti evasioni

C esare Montalbetti non è un artista per caso. È un mago della fotografia (ma anche un creativo che ha inventato geniali spot pubblicitari per la tv, poeta, regista e chi più ne ha più ne metta) e il suo forte sono i cantanti e le copertine dei dischi. Qualcuno lo conosce come Cesar Monti, come lo chiamava il suo amico Lucio Battisti («Fatte chiamà caesar, Caesar Monti», lo istigava Lucio) che fu suo amico d’infanzia e di cui fu fotografo ufficiale per diversi anni, così come sue sono tutte le foto della Numero Uno, la casa discografica di Battisti (non a caso ha pubblicato il volume Lucio Battisti e la Numero Uno con 144 foto inedite).
I suoi scatti raccontano alcuni degli eroi della musica degli anni Settanta, ricostruendo anche la memoria e lo spirito del tempo. Per questo da domani all’11 giugno la galleria «Revel scalo d’Isola lo omaggia con la mostra Lucio tra gli altri (tutti i giorni dalle 11 alle 22 a ingresso libero) dedicata al pop e la costume dell’epoca e sapientemente sottotitolata Ascolto guardando. Montalbetti - fratello di Pietruccio dei Dik Dik - cattura le espressioni più intense del Battisti superstar. La prima fotina in bianco e nero di Battisti uscì su Giovani (allora una Bibbia pop rock) nel settembre 1966 a corredo della recensione del suo primo singolo, Per una lira, intitolata «un vero fenomeno». «Monti» ne ha seguito l’evoluzione cliccando le espressioni pensose, assorte, tristi, intense del cantautore che tra l’altro - a partire da Dolce di giorno - scrisse numerosi successi per i Dik Dik.
Nato a Milano, «Monti» s’era fatto le ossa a Londra con Romano Cagnoni, Harry Pecinotti e con Clay Ragazzini, artista visivo che collaborava con la mitica Apple. Torna in Italia nel 1971, proprio quando esplode tutta la creatività del nuovo rock. Lavora con i «battistiani», da Bruno Lauzi alla Formula 3 a Adriano Pappalardo, ma al tempo stesso con gli artisti alternativi (dagli Area di Demetrio Stratos a Eugenio Finardi), con quelli del rock progressivo (dalla Pfm al Banco del Mutuo Soccorso), dai cantautori storici (Fabrizio De André) a quelli più moderni (Angelo Branduardi e Pino Daniele) con le major come la Rca e la Emi e con le etichette d’avanguardia come la Cramps e L’Ultima Spiaggia fondata da Ricky Gianco e Nanni Ricordi.
Attraverso le immagini di tutti questi personaggi si respira uno spaccato dei tormentati anni Settanta, delle sperimentazioni, delle utopie, delle contraddizioni di quel periodo. Le immagini infatti saranno «rese vive» da una serie di testi poetici dell’autore, studioso delle interazioni tra immagine, suono e parola. Tra le copertine in mostra Storia di un minuto della Pfm e Darwin del Banco, dischi che hanno segnato la svolta internazionale della musica giovane made in Italy con il successo mondiale del nostro rock progressivo e quella celeberrima di Il mio canto libero, in cui molti hanno voluto vedere (erano i tempi!) le braccia tese nel saluto romano alimentando la leggenda del «Battisti di destra», nonchè copertine di album di grandi del jazz come Gerry Mulligan e Jean Luc Ponty. Da protagonista e studiosi del fermento sociale degli anni Settanta, «Monti» non ha dimenticato di sottolineare alla sua maniera la ribellione giovanile attraverso le immagini Festival rock politico-alternativi del Parco Lambro. Artista eclettico e senza confini, ha ricevuto una laurea ad honorem in Scienze umanistiche a New York e sul finire degli anni Novanta s’è dedicato ad un ambizioso progetto multimediale dedicato a Gerolamo Savonarola, ma questa mostra milanese, più che un nostalgico amarcord, è il suggestivo racconto direttore di un pezzo imperdibile della nostra cultura popolare.