Calabria, Colombia d’Europa: qui la coca fattura 35 miliardi

Il procuratore Grasso a Reggio: «Hanno alzato il tiro. Bisogna rispondere»

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Reggio Calabria

«Hanno alzato il tiro e bisogna rispondere adeguatamente». Il neoprocuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, fa la sua prima uscita nel campo più minato dalla criminalità organizzata. Torna a Reggio Calabria dieci giorni dopo l'assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno, con una idea ben precisa in testa: quel delitto ha dato la sveglia e nessuno può far finta di nulla. Toccherà a lui coordinare, sollecitare, e rendere efficaci indagini e iniziative antimafia che servano comunque a passare dalla «fase dell'emergenza a quella dell'ordinarietà». «Perché - spiega Grasso - la ’ndrangheta come già Cosa nostra sono organizzazioni criminali permanenti. Sono qui non come superprocuratore ma per dare sostegno e informazioni in mio possesso e offrire le esperienze del mio ufficio». Arriva così a Reggio Calabria con il gotha investigativo nazionale, per sottolineare l'importanza di questo fronte di lotta antimafia, forte anche di un incontro con il presidente Ciampi che ha voluto congratularsi con il suo nuovo incarico sollecitandolo al massimo dello sforzo per venire a capo di qualcosa di quello che sembra un salto di qualità della mafia calabrese.
Per la prima volta presenti in Calabria tutti insieme i vertici delle strutture investigative, Giampaolo Ganzer dei Ros, Giliberto Calderozzi dello Sco, Ignazio Gibilaro dello Scico, Cosimo Sasso della Dia e Carlo Gualdi della Centrale Antidroga. Accanto a Piero Grasso, insieme ai magistrati e investigatori calabresi, la loro presenza è servita a rimarcare la centralità che oggi assume per lo Stato la lotta contro «le ’ndrine» che ormai in Italia e non solo, sembrano fare il bello e il cattivo tempo. Sarà un caso ma ieri guidati dal magistrato della Dda di Reggio, il pm Gratteri, la Guardia di finanza ha arrestato due calabresi residenti tra Brescia e Milano dove nascondevano oltre 7 kg di esplosivo al plastico. Uno dei tanti traffici della 'ndrangheta, che oggi è diventata potentissima e ricchissima soprattutto perché gestisce il traffico di cocaina, non solo in Italia ma anche in Europa. Anzi gli investigatori parlano di vero e proprio monopolio, che fa passare in secondo piano qualunque altra forma di criminalità organizzata.
Un monopolio che fattura 35mila milioni l'anno, superando di almeno 7mila milioni il Pil della Calabria, gestito da 7mila uomini organizzati in «72 consorterie». Un affiliato ogni 345 abitanti. Un traffico di cocaina che ormai sfugge a qualunque conteggio: l'ultimo sequestro effettuato dalle forze dell'ordine è stato di una tonnellata di cocaina dentro alcuni barili abbandonato al largo del Porto di Gioia Tauro. Anni fa si è parlato di una nave affondata in pieno Atlantico carica di droga comprata in Colombia e che secondo il clan che aveva effettuato l'affare era diventata pericolosa perché scoperta dall'Antidroga. Miliardi in fondo al mare, ma meglio perdere l'affare che essere scoperti. Due incontri, il primo nella «Casa del governo», come è scritto sul palazzo della prefettura di Reggio Calabria, con le istituzioni regionali, il secondo «operativo» alla Procura generale. «Siamo venuti qui - ha spiegato Grasso dopo una lunga riunione - per offrire agli organi di polizia giudiziaria che operano sul territorio ed ai magistrati di Reggio e di Catanzaro uomini con esperienze specialistiche, tecnologie avanzate e strategie di contrasto che emergono dalle analisi che periodicamente i servizi centrali fanno sulla criminalità organizzata in Calabria». Un rimando al Csm e al ministero a proposito dei conflitti ormai storici tra i vari magistrati calabresi e sulla richiesta di trasferimento di cui dovrà discutere il Csm (che verrà nei prossimi giorni a Reggio e a Catanzaro) che pende sulla testa del procuratore capo Antonino Catanese. Pisanu, intanto, ha avviato dei controlli in una Asl di Locri, per valutare eventuali infiltrazioni criminali.Per stoppare qualunque polemica Grasso ha sottolineato che per le indagini non si parte da zero: «Ci sono anni e anni di lavoro di un manipolo di eroi che hanno retto la situazione». La presenza del procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi è un ulteriore segnale che l'inchiesta sull'assassinio di Fortugno riguarda l'intera regione calabrese. «A noi - ha voluto sottolineare il procuratore Grasso - tocca indagare sul dove, il come e il perché. Sul perché non ci sono dubbi. È a danno di un politico ed ha effetti politici».