Calcio, battaglia tra grandi e piccole sui diritti tv Galliani: "Esproprio". Agnelli: "Via dall'Italia"

Il presidente di Lega Beretta vota insieme alle provinciali contro le "cinque sorelle" per la distribuzione territoriale dell'ultima fetta dei proventi dei diritti tv, da 200 milioni di euro. E scoppia la rabbia dei grandi club: "Ne risponderà anche dal punto di vista dei danni patrimoniali"

Milano - Scontro totale. Con le grandi che parlano di "esproprio proletario" (Adriano Galliani dixit) e minacciano di "lasciare il campionato italiano (la minaccia è di Andrea Agnelli). Il calcio si spacca a metà tra "cinque sorelle" e provinciali sulla distribuzione dei soldi dei diritti tv: una fetta da 200 milioni di euro. Oggi il voto decisivo del presidente di Lega, Maurizio Beretta, che si è schierato a favore delle "piccole" ha scatenato la reazione dei dirigenti dei grandi club italiani.

La questione dei diritti Rendere più competitivo il campionato di serie A. Ridurre la forbice tra i club cosiddetti grandi e quelli medio-piccoli. Questi in sostanza gli obiettivi che si era posto il decreto legislativo 9/2008, meglio conosciuto come legge Melandri-Gentiloni, che all’articolo 3, comma 1, prevede il ritorno alla vendita centralizzata dei diritti televisivi. Ma la Lega di serie A si è arenata su una definizione, tifosi o sostenitori?, e soprattutto sulla ripartizione dell’ultima fetta di introiti da dividere, 200 milioni di euro. A partire dal campionato 2010-'11 la ripartizione dei diritti tv deve avvenire attraverso un sistema non più individuale. Il 40% viene distribuito in parti uguali, il 30% secondo i risultati sportivi (coefficiente di classifica dell’ultimo campionato più media ultimi cinque campionati più tradizione storica dal campionato ’46-’47),e poi c’è un 5% ripartito sulla base dei residenti: e fin qui tutto è chiaro, inequivocabile. Ma resta quel 25%. A conti fatti, come ha confermato Beretta, poco più di 200 milioni. Ma 18 mesi di discussioni non sono serviti nell’assemblea delle società di calcio della Lega di A per convenire sui metodi da utilizzare per contare i tifosi di ciascuno.

Il voto di Beretta Perchè il decreto Melandri parla di "sostenitori", e non tifosi, e su quel concetto Lotito, De Laurentiis e le altre società capofila della delibera oggi approvata hanno insistito perché si definisse meglio che seguito hanno tutte le 20 squadre di serie A. Nell’assemblea di metà aprile, i 15 club di serie A avevano individuato in Doxa, Crespi e Sport+Markt le società alle quali affidare i rilevamenti demoscopici per formare i bacini d’utenza. Ieri l’Alta Corte di Giustizia del Coni ha dato ragione alle cinque "grandi" (Inter, Juve, Milan, Napoli e Roma) sul loro ricorso. È stata accolta la richiesta di sospensione della decisione della corte di giustizia federale, che invece aveva respinto il ricorso delle cinque società che avevano impugnato la delibera. Oggi, la decisione in Lega: 5 a 5 la parità dei consiglieri, il voto del presidente dimissionario Beretta è stato decisivo e si è deciso di dare attuazione a quella delibera. Ora, minacciano le "grandi", il contenzioso legale andrà avanti, e Beretta sarà chiamato a risarcire eventuali danni patrimoniali. E la Lega è sempre più spaccata.

Galliani e l'esproprio proletario Escono insieme, scuri in volto Adriano Galliani e Ernesto Paolillo vice presidente vicario del Milan e ad dell’Inter, e sparano il primo colpo di cannone in quella che, da una battaglia, è diventata una guerra aperta che coinvolge lo stesso presidente Beretta. "Come sempre la votazione in Consiglio è finita 5 a 5, ma stavolta, smentendo se stesso il presidente si è schierato" ha spiegato Galliani. "Si assumerà tutte le responsabilità anche patrimoniali" ha aggiunto Galliani "È un presidente che sta in Unicredit e che in Lega non ci sta più. Ora ha premiato un sistema surrettizio per fregare soldi alle grandi. Con quindici contro cinque si può fare un presidente, i consiglieri di Lega e pure un esproprio proletario".

Agnelli e la Juve all'estero "Niente è precluso". Con questa frase il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha minacciato azioni rivendicative nei confronti di Federcalcio e Lega, per la querelle sui diritti televisivi. "Stiamo dialogando e abbiamo una posizione compatta con Inter, Milan, Napoli e Roma e valutiamo ogni possibilità. Un uscita dalla Lega? Dobbiamo valutare anche questo, non dobbiamo porci nessun limite. Abbiamo le cinque squadre che investono di più nel sistema calcio e che rappresentano il 75% dei tifosi che si trovano in maniera precostituita sempre a subire sempre le conseguenze degli altri - ha detto il presidente della Juventus -. Viviamo un momento di estrema difficoltà, dove le società che non investono decidono del futuro del calcio italiano".