Caldarroste record, una costa più di un euro

Per secoli le castagne sono state considerate un dono prezioso della natura perché potevano sfamare tutti, ricchi e soprattutto poveri, specialmente durante gli inverni più rigidi. Erano importanti al punto che venivano persino usate come moneta di scambio. Oggi non è più così, anche se a giudicare dai prezzi praticati dai venditori ambulanti di caldarroste, questo frutto autunnale ricco di carboidrati ha raggiunto quotazioni da oggetto di lusso. Basti pensare che una castagna arrostita è quotata non meno di un euro.
Provate ad acquistarne un cartoccio, non importa dove, a Milano, con punte massime in piazza Duomo e al Castello, allo stadio di San Siro o alla stazione Centrale, come in qualsiasi località della Lombardia: il prezzo va da un minimo di 5 euro a un massimo di 7 euro. Ogni cartoccio contiene 6 o 7 caldarroste. Non è difficile stabilire il prezzo di ogni castagna, sempre avendo la buona sorte di non trovarne qualcuna marcia, magari con all’interno un ospite sgradito, anche se passato a peggior vita e arrostito.
Chiaramente i produttori non vedono che una minima parte di questi soldi, mentre nei negozi di frutta e verdura i prezzi, seppur aumentati rispetto ad un anno fa, oscillano da 2 a 6 euro al chilo in base alla qualità (da non confondere con l'aspetto) e alla provenienza.
I prezzi sono aumentati anche per lo scarso raccolto nelle nostre zone settentrionali, un problema causato da un terribile parassita, il cinipide, l’insetto che sta distruggendo i castagneti. Anche per questo le castagne che troviamo sui banconi sono importate dalla Puglia, dalla Campania (in particolare dalla provincia di Avellino) o addirittura dalla Spagna o da altre nazioni.
Non è un caso se i venditori ambulanti di caldarroste, a giustificazione dei prezzi di vendita, sostengono che per avere le più belle e le più grosse (pare siano quelle spagnole), necessarie per attirare i clienti e far venire loro l’acquolina in bocca, bisogna sborsare almeno 5,50 euro per chilo. E aggiungono che l’aumento rispetto agli anni scorsi sarebbe potuto essere maggiore, ma il calo della richiesta lo ha contenuto.
I confronti vanno comunque fatti non tanto sul prezzo quanto sul numero delle caldarroste che vengono riposte in un cartoccio o in un bicchiere di carta. Il numero, infatti, è variabile, a discrezione di chi le cuoce e le vende. Nel piazzale del Meazza, per esempio, il numero varia da prima della partita - mediamente sei a cartoccio - a dopo, quando si può arrivare a contare anche 8 o 9 frutti. Probabilmente per poter chiudere la serata senza avanzi.
Nei carretti lungo le strade e alle sagre le caldarroste costano meno, anche se non si trovano mai a meno di 2 o3 euro. Per chi desidera fare una scorpacciata spendendo poco resta una sola soluzione: approfittare delle diverse castagnate, le sagre tradizionali che di questi tempi vengono organizzate, soprattutto nei paesi del Lecchese e nelle valli bergamasche e bresciane, dalle parrocchie e dalle associazioni degli alpini.
In molte di queste feste le caldarroste vengono distribuite gratuitamente ai bambini. Camminare tenendo tra le mani il cartoccio di caldarroste rappresenta un’esperienza che rievoca ricordi di fanciullezza. Se proprio ci si vuole togliere la soddisfazione, visti i tempi magri, conviene acquistarne un chilo dal fruttivendolo sotto casa (dove costano 4 o 5 euro) e cuocerle per tutta la famiglia. Non è il massimo della comodità, ma forse ne vale la pena.