Camera di commercio: in dieci anni popolazione scesa a un milione e 300mila, un cittadino su quattro ha più di 65 anni Milano ha 113mila abitanti in meno

Aumenta soltanto il numero degli extracomunitari: 370mila in tutta la provincia, ogni anno 35mila nuovi arrivi

Sempre meno popolosa, più vecchia e «straniera». Si possono sintetizzare così i risultati del rapporto «Milano, tra coesione sociale e sviluppo», promosso dalla Camera di commercio ed elaborato dal Laboratorio sulle politiche sociali del Politecnico.
Se la natalità cresce è merito degli immigrati, soprattutto egiziani (che hanno in media 5 figli, il doppio rispetto a quelli partoriti nei Paesi d'origine), delle coppie miste e di quelle di fatto, alle quali si deve, rispettivamente, il 30 e il 33 per cento delle nascite del 2004, con un incremento, rispetto al 1991, del 331 per cento per le prime e del 188 per cento per le seconde. Nonostante la ripresa della natalità, tuttavia, il 23 per cento della popolazione milanese supera i 65 anni. In gran parte si tratta di anziani che vivono soli, con un'incidenza delle donne pari al 56,4 per cento, la cui cura, in caso di non autosufficienza (il 10 degli over 65), è affidata alla famiglia per l'86 per cento dei casi, spesso supportati da assistenti domiciliari stranieri.
Ma Milano è anche una città che si svuota e che in 10 anni ha perso l'8,3% dei residenti. A scegliere di trasferirsi in provincia sono soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni (il 6,2 per cento nel solo 2004). E se Milano non diventa deserta è, ancora una volta, merito degli immigrati stranieri, oltre che dei lavoratori e degli studenti che scelgono il capoluogo lombardo per il proprio iter formativo: ogni giorno in 430mila si riversano a Milano per studio o lavoro. Ma se, in questo caso, si può parlare di «popolazione fluttuante», che cioè lascia la città al termine della giornata, per gli extracomunitari il discorso è diverso, trattandosi di popolazione che tende a fermarsi stabilmente a Milano. Sono quasi 200mila gli immigrati residenti in città, ai quali si devono aggiungere altri 170mila residenti in provincia. Il flusso di iscrizione annuale all'anagrafe comunale è di 35mila nuove persone ogni anno, cifra sufficiente a mantenere positivo il saldo migratorio complessivo. Anche in questo caso, però, si assiste a un certo spostamento verso la provincia: nel 2005 c'è stata una diminuzione della presenza straniera a Milano del 5 per cento rispetto all'anno precedente, mentre è cresciuto del 77 per cento in provincia.
Ed è sempre costituita da stranieri «la faccia giovane» di Milano: nel 2005 la loro età media nel capoluogo è stata di 34 anni, mentre quella degli italiani va dai 40,8 per gli uomini ai 46 per le donne.
Una situazione che impone di ripensare lo stato sociale, come dichiara il presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli: «Oggi più di ieri occorre coltivare l'idea di nuovo welfare ambrosiano, che propone qualità della vita e del lavoro, che integra e metabolizza, che amplia la gamma dei servizi pubblici con quelli privati. È la strada indicata dal privato sociale milanese che nel 2006 cresce nella sanità e nei servizi sociali del 4,7 per cento. È un tema politico, perché sulla qualità della vita, della sanità, della scuola, delle infrastrutture ci si gioca la vera politica».