Camera: parla Di Pietro, il governo esce dall'aula Lite Cicchitto-Fini: "Situazione insostenibile"

<p>
Nella dichiarazione di voto finale sul decreto Milleproroghe prende la parola Di Pietro, che come al solito se la prende con Berlusconi. Fini lo ferma perché in aula manca il governo. Poi scoppia la lite tra il presidente di Montecitorio e il capogruppo del Pdl, che attacca: &quot;Insostenibile la sua situazione&quot;
</p>

Roma -  "È una situazione insostenibile quella di Fini presidente della Camera e leader di Fli", ha detto il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto al termine della sua dichiarazione di voto sul decreto Milleproroghe, in aula alla Camera: "È una situazione istituzionalmente insostenibile, lei è in una situazione di contrasto tra la figura di presidente della Camera e quella di leader di di partito". La risposta di Fini non si è fatta attendere: "Concordo con lei, è una situazione istituzionalmente insostenibile". C'è aria di tensione in aula. E lo dimistra quello che è successo ancora prima. A Montecitorio si discute e si vota sul decreto "Milleproroghe". Prende la parola il leader dell’Idv Antonio Di Pietro per la dichiarazione del suo partito sul voto finale, e scatta l’incidente: il presidente della Camera Gianfranco Fini lo ferma facendo presente che la seduta non può avere luogo perché è assente il Governo, e sospende la seduta per pochi secondi, mentre dai banchi delle opposizioni c’è chi grida: "Vergogna!". La seduta riprende quasi subito grazie alla presenza della sottosegretaria ai Rapporti con il parlamento Laura Ravetto, ma Fini la richiama due volte: "Onorevole Ravetto, la prego di non telefonare, lei rappresenta il governo, se non c’è lei la seduta non può iniziare", dice. E poi rincara la dose: "E la prego di riferire al ministro per i rapporti col parlamento che è senza precedenti quello che sta accadendo quest’oggi".

Milleproroghe via libera Camera L’aula della Camera ha approvato il decreto legge milleproroghe nel testo del maxi-emendamento interamente sostitutivo presentato dal governo. L’ok è arrivato con 300 sì e 277 no. "Noi riteniamo che il Milleproroghe sia un provvedimento doveroso perché abbiamo la necessità di rifinanziare, ad esempio, i fondi per gli alluvionati, la necessità di sostenere gli enti lirici e di intervenire su tante questioni". Lo ha detto il capogruppo alla Camera della Lega, Marco Reguzzoni, conversando a Montecitorio con i giornalisti. "È un provvedimento necessario per il Paese, che la maggioranza sta portando avanti". Per la Lega il decreto milleproroghe non riguarda soltanto gli interessi del Nord ma "serve a tutto il Paese". "È un provvedimento doveroso che interviene sulla necessità dei fondi per gli alluvionati, per gli enti lirici, per le quote latte", afferma il presidente dei deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni.

Il Pd non ci sta "Noi votiamo no convintamente, perché è un provvedimento profondamente iniquo". Lo ha detto Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico. Si parla di sostegno "alle famiglie e alle imprese. In realtà mette nuove tasse: cinema, rifiuti, luce". Quanto alle imprese, unicamente "premia cento allevatori" che non hanno rispettato le quote latte "contro i 39mila" che lo hanno fatto.  

Cosa prevede il decreto Dall’aiuto fiscale alle banche alla tassa di 1 euro sui biglietti del cinema; dallo stop della tagliola sui precari alle quote latte; dal ripristino (anche se solo in parte) dei fondi per l’editoria alla tassa sui terremoti e i rifiuti; da Parmalat a Poste italiane. Con un "giallo" finale sul divieto sugli incroci tv-giornali che, all’ultimo minuto, il governo ha prorogato solo fino al marzo di quest’anno. Sono queste le principali misure del Milleproroghe dopo le correzioni introdotte in corsa dall’esecutivo in seguito allo stop arrivato dal presidente delle Repubblica, che ha sollevato vizi di incostituzionalità sull’iter e il contenuto del provvedimento.

Governo battuto su un odg dell'Udc L'esecutivo è andato sotto, in aula, su un ordine del giorno presentato dall’Udc. Il sottosegretario Alberto Giorgetti aveva dato parere favorevole con riformulazione al testo ma il primo firmatario, Amedeo Ciccanti, non l’ha accettata. Dal governo è arrivato, dunque, parere negativo, ma l’odg è passato. A votare a favore, a quanto si apprende, è stato anche il deputato di Iniziativa Responsabile, Domenico Scilipoti, che aveva fatto della questione una propria battaglia, tanto che, alla fine, si era convinto a votare la fiducia dopo assicurazioni da parte del ministro dell’Economia sul fatto che le norme sull’anatocismo cambieranno.