Il canto assoluto dei Samaritani di Yuval Avital

«La realtà contemporanea, frenetica, sovrappopolata di messaggi che arrivano all'individuo, ci pone in una situazione di overdose d'informazioni. E non riconosciamo più quel tesoro prezioso che appartiene al nostro passato e che magari sta da sempre di fronte ai nostri occhi. La creatività umana è un diamante che ha molte facce: io sto cercando di riunire le due più lontane fra di loro, la tradizione passata e la realtà contemporanea». A parlare è Yuval Avital, trentatreenne compositore israeliano e fondatore di Magà, organizzazione che unisce musicisti, artisti e ricercatori di tutto il mondo. Non è un caso dunque che sia sempre lui, Avital, l'artefice di Samaritani, l’opera che debutterà stasera a Milano al Teatro Nuovo (ore 22), nell'ambito del Festival MiTo (www.mitosettembremusica.it), per poi andare in tournee nel resto del mondo. Il Festival gli ha specificatamente commissionato l'opera, in collaborazione con il Leav-Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia Visuale dell'Università di Milano. Un progetto musicale che parte dal desiderio di approfondire la specificità della minoranza etnico-religiosa dei Samaritani per metterla in rapporto con l'Occidente contemporaneo e le sonorità elettroniche del nostro tempo. Samaritani sarà un viaggio di musica «virtuosa» nel mondo di questo popolo ridotto a 700 persone: attraverso i loro canti originali eseguiti dal vivo, attraverso i video realizzati durante il periodo di ricerca sui luoghi d’origine, in Israele, e attraverso l'interpretazione data dalla sperimentazione musicale di Yuval.