«Cara Milano, impara dagli alberi»

«Scrivere questo libro è stato un dono. È arrivato dopo dieci anni di tentativi». Difficile immaginare Susanna Tamaro (14 milioni di copie vendute solo per Va’ dove ti porta il cuore) in crisi creativa. Eppure, alla vigilia della presentazione milanese del suo ultimo libro, Il grande albero (edito da Salani, pagg. 160, 12 euro, disponibile anche in audiolibro letto dall'autrice), la scrittrice triestina confessa che le «fiabe di confine», adatte ai ragazzi ma anche agli adulti, sono un genere difficile: richiedono una ispirazione speciale. Il grande albero narra di un abete cresciuto in mezzo a una radura in Austria. Durante la sua vita centenaria incontra i personaggi più svariati (dall'imperatore Francesco Giuseppe alla malinconica Sissi, passando per condottieri e umili contadini) prima di essere tagliato per trasformarsi nell'albero di Natale della romana e sontuosa piazza San Pietro. Peccato che nel suo tronco vi sia nascosto Crik, scoiattolo dalla coda ramata, determinato a tutti i costi a far tornare il grande albero in montagna: se aggiungiamo che per realizzare il suo sogno Crik chiederà aiuto a un uomo che si affaccia proprio da una finestra di piazza San Pietro tutto vestito di bianco, è facile intuire che questa è una fiaba di Natale molto speciale.
Per presentarla in pubblico per la prima volta, Susanna Tamaro arriva a Milano dove domani, insieme ad Ambra Angiolini, sarà al Vivaio Sorelle Riva (in via Arena di fronte al numero 7, ore 18.30). «Leggerò le pagine più divertenti, perché è possibile toccare argomenti profondi senza retorica», annuncia.
Susanna Tamaro, dopo dieci anni torna alla narrativa per ragazzi.
«Per ragazzi e per adulti: questa è una storia per tutti, che parla della necessità dell'ascolto, del rispetto della natura, della ricerca del silenzio».
Com'è nata l'ispirazione per «Il grande albero»?
«Ero in montagna, in Austria, e dopo una mattina di pioggia volevo passeggiare tra i boschi. Conosco la botanica e amo "leggere" la natura che sta intorno a me, coglierne i cambiamenti. In modo casuale, mi sono trovata in una radura dove, solitario, stava un maestoso abete. Ho subito pensato all'albero di Natale in piazza San Pietro: c'era già in sintesi tutta la storia».
Lei, triestina, ha vissuto e lavorato a Roma. Da anni vive in una fattoria, in centro Italia...
«Non amo il caos. In questo senso Milano non è tra le mie città preferite, ma sono convinta che anche in una metropoli si possa imparare ad amare il verde: dobbiamo insegnare ai ragazzi ad ascoltare la sinfonia della natura e a sviluppare lo stupore per le cose semplici. Quando vedo gente che corre nei parchi con l'Ipod nelle orecchie, mi domando che cosa colga del mondo intorno a sé. La tecnologia ci sta rendendo sordi e distratti, attenti solo alla colonna sonora della nostra vita».
Il Maestro Claudio Abbado ha chiesto al Comune un «pagamento in natura» per tornare a dirigere alla Scala: la piantumazione di 90mila alberi a Milano. Renzo Piano sta lavorando al progetto di un piccolo bosco in piazza Duomo: che ne pensa?
«La richiesta di Abbado mi ha emozionato: sono una grande fan degli alberi in città, da scegliere tra le specie più resistenti allo smog. Ricordiamoci però che gli alberi non vanno solo piantati, ma anche amati, dunque innaffiati, concimati, tenuti puliti. Anziché aspettare che tutto cada dall'alto, cioè dal comune, perché non affidare ai pensionati la cura degli alberi di quartiere? Adottare collettivamente gli alberi vicino a casa propria mi pare una proposta semplice, ma utile anche per sensibilizzare anche i più giovani».
Torniamo alla sua fiaba: gli umani non vi fanno una gran figura.
«È vero, e anche gli animali sono umanizzati, come accade nelle favole di Esopo. Dobbiamo invece imparare dagli alberi: solo con solide basi e profonde radici si può guardare e tendere verso il cielo. L'albero, come l'uomo e a differenza degli animali, possiede una dimensione verticale: questo dovrebbe farci riflettere sulla nostra condotta».
C'è chi per questo l'accusa di buonismo.
«Chi pensa una cosa simile è un analfabeta dei sentimenti. La bontà è cosa ben diversa dal buonismo: è coscienza dell'esistenza del male».