«Caro Franz», la lettera di Giorgio Albertazzi a Kafka

L’attore da domani al Parenti: «Ha ancora molto da dire all’uomo moderno»

Il primo effetto che, a sedici anni, sortì quella lettura, fu di rinnovare in lui il timore degli insetti e per suo padre. Così Giorgio Albertazzi ricorda e racconta il suo approccio a La Metamorfosi di Franz Kafka.
In seguito, i tormenti del protagonista, Gregorio Samsa, e il pensiero dell'autore del Castello e Il Processo sono tornati spesso a far riflettere Albertazzi che oggi, a 83 anni, si è deciso a «scrivere una lettera» allo scrittore di Praga. Niente carta, niente penna, ma la sua, inconfondibile, voce e il suo estro per dire «Caro Franz» e dar vita ad una lettura di alcuni testi del romanziere ceco, mediata dalla riflessione e dall'arte dell'improvvisazione del grande attore.
Da domani al 6 maggio, al teatro Franco Parenti, le poche, preziose, occasioni per ascoltarlo in un one man show, sulle corde di quell' Appuntamento con la novella, che Albertazzi portò con successo in Tv.
«Kafka ha molto da dire all'uomo moderno - spiega l'attore -. Penso al tema del rapporto col padre, che rappresenta l'autorità, e soprattutto alla burocrazia che tutto imbriglia e che con tragici equivoci può originare una serie di conseguenze solo apparentemente logiche». Fra i racconti scelti, ecco il Canto delle sirene, dove le perfide ammaliatrici spiazzano il loro Ulisse, usando il silenzio e non il canto, e poi Lettere a Milena, la giovane traduttrice di cui Kafka si invaghì in un esercizio quasi disperato dell'amore, ed anche il lapidario Un messaggio dell'imperatore, in cui un messo invano cerca di uscire da Palazzo per consegnare le ultime volontà del suo signore morente a un suddito qualunque.
Insieme a Kafka ci sarà posto per il «Kafka» di tanti autori che ne hanno recepito l'eredità: da Buzzati con il suo Un caso clinico, al Calvino della Leggerezza delle Lezioni americane: Albertazzi, lega e collega il pensiero di questi grandi autori al suo, confessando di essersi a volte sentito inadeguato, emarginato, talora incompreso, come il grosso insetto de Le metamorfosi: «Mi accadde con le donne e la loro bellezza e nello sport - ricorda -: sicuro di vincere con merito, per quanto mi sforzassi di correre, non andavo oltre il quarto tempo!». In teatro però solo vittorie e tante «metamorfosi» di successo: «No, non credo al luogo comune che l'attore “si cali” in un personaggio: a me non è mai capitato. Quando sono Romeo o Don Giovanni porto tutto me stesso: solo così si è uomini e non fantasmi letterari». Sempre felice di tornare a Milano «che prima di Roma ha decretato la mia fortuna», l'agenda di Albertazzi è però fittissima, fra le repliche di Memorie di Adriano (superata la n° 650), Satyricon e Moby Dick a Parigi. «Solo a giugno mi sono accorto che avrei avuto 35 serate occupate». Nonostante gli impegni Albertazzi però promette di trovare tempo per scrivere altre «lettere»: i suoi autori preferiti - Dostoevskij, Faulkner, T. S. Eliot e Neruda - sono avvertiti. Il suo pubblico, anche.
Caro Franz al teatro Franco Parenti, via Cadolini 19, da domani a domenica. www.teatrofrancoparenti.com, tel. 02.5999 44700. Biglietti: 22,50 euro