Carrelli intelligenti nel negozio del futuro

Giorgio Scaglia

Oggi facciamo la spesa con le stesse modalità di una volta, con borse pesanti, scontrini cartacei che si perdono subito e conti macchinosi e difficili da controllare. Tutto attuale ma fra poco tutto vecchio perché il negozio tradizionale ha il tempo contato. Il carrello del supermercato, ad esempio, in futuro non sarà più solo un oggetto inanimato che il cliente spinge e riempie di acquisti. Diventerà un elemento fondamentale della spesa: terrà aggiornata la lista, dialogherà con la cassa, che nel frattempo preparerà il conto, forse addirittura con il frigorifero di casa per sapere cosa è finito o sta per scadere. Inutili i contanti o le carte di credito, per il pagamento saranno utilizzate le impronte digitali.
Uno sguardo sullo shopping del futuro arriva da ExpoTrade, Salone internazionale del sistema commercio organizzato da Expocts nei nuovi quartieri di Fieramilano fino a domani. Al «Nemo next shop» tanti progetti e una parola chiave: coinvolgere direttamente i consumatori. Insomma non ci sarà più una separazione netta tra produttori, venditori e utente finale, ma una proficua alleanza per progettare insieme prodotti, servizi, pubblicità e negozi. Il supermercato del futuro si integrerà sempre di più con la vita del cliente e dialogherà direttamente tramite web con gli apparecchi di casa. Una volta compilata la lista della spesa, grazie a un display posizionato sul carrello, non rischieremo più di dimenticare nulla perché attraverso l' inserimento dei prodotti nel carrello l' elenco della spesa sarà aggiornato in modo dinamico.
E poi la grande innovazione: lo shopping virtuale per il consumatore pigro che, da casa, potrà muoversi all' interno del centro commerciale come se fosse fisicamente sul posto, toccare i prodotti esposti, chiedere informazioni e acquistarli. E Milano è come sempre all’avanguardia e si prepara a fare da apripista a questa rivoluzione, come spiega Thomas Bialas, presidente di Nemo e organizzatore della mostra: «Milano è la città ideale per sperimentare questo tipo di commercio supertecnologico. Non a caso proprio qui è nato il primo “magazzino a scadenza”, un negozio che esiste solo in alcuni momenti e che chiude quando ha finito la merce».