Cartelli di benvenuto ai turisti: "L'Alto Adige non è Italia"

L'iniziativa di Eva Klotz, pasionaria separatista che attacca: "La Volkspartei è diventato ormai un partito filogovernativo". E a Bolzano il ricordo del pacifista Alexander Langer apre la guerra etnica nell'Unione

Diana Fichera

Milano - «Südtirol ist nicht Italien». Vale a dire: l’Alto Adige non è Italia. Questo l’avviso, su migliaia di cartelli bianchi e rossi (i colori dell’Austria), che accoglierà i turisti che in queste settimane arrivano in molte località altoatesine. A volerli, all’ingresso di 116 comuni, è la pasionaria separatista Eva Klotz, che si batte per l’autodeterminazione dei sudtirolesi e contro la «snazionalizzazione degli altoatesini di lingua tedesca ».

Tra l’altro di recente la Klotz ha lasciato il suo vecchio partito, Union fur Südtirol, per fondare una nuova formazione, la «Südtiroler Freiheit» (Libertà per il Sudtirolo), in polemica con la «filogovernativa Svp». Insomma, tempi duri per l’idea di convivenza fra popolazione di lingua tedesca e quella di lingua italiana, come dimostra la b a t t a g l i a scoppiata in seno alla coalizione di centrosinistra che governa Bolzano, sul nome del pacifista Alexander Langer, simbolo invece della volontà di unire e far convivere i gruppi etnici in Alto Adige.

Tutto è cominciato quando il sindaco Luigi Spagnolli ha inserito il nome di Langer nella lista di settanta personalità a cui dedicare strade e piazze della città. Ma all’improvviso fa marcia indietro: «So che sul nome di Langer, in certi ambienti, ci sono delle riserve per il fatto che è morto suicida ». Eppure già a Brescia esiste una via Langer e lo stesso sindaco ammette che non è in discussione la statura del personaggio (giornalista, scrittore, attivista per la pace, fra i fondatori del partito dei verdi italiani, europarlamentare, una vita spesa nelle battaglie per i diritti umani e l’ambiente). Ma evidentemente non è il fatto che Langer si sia tolto la vita a renderlo indegno di una targa, né si tratta di complotto «clericofascista » come qualcuno ipotizza sul blog del quotidiano Alto Adige.

Sono i vertici cittadini dell’Svp a opporsi e con una virulenza tale da rischiare l’equilibrio della stessa coalizione al governo della città. È il capogruppo in consiglio comunale Oswald Ellecosta a uscire allo scoperto: «Noi potremmo accettare l’intitolazione a Langer solo nel caso in cui il Comune dedicasse una via o una piazza a Luis Amplatz, il compagno di Georg Klotz, ucciso da Christian Kerbler su mandato dello Stato italiano». Per la cronaca Amplatz fu membro del Befreiungsausschuss Südtirol (Bas), organizzazione separatista armata fondata nel 1957 per la secessione dell’Alto Adige dall’Italia e la riunificazione con il Tirolo e l’Austria. Succede il finimodo. Insorgono iDs che non accettano lo scambio Langer-Amplatz, ma neanche la Margherita è disposta a sorvolare: e se per Ellecosta il no è irrevocabile e la maggioranza nulla può senza il suo assenso, il capogruppo Dl Francesco Gennaccaro avverte: «L’Svp fa parte di una coalizione e come tale deve trovare un accordo con noi», dicendo a chiare lettere che di scambi Langer-Amplatz non se ne parla nemmeno e che nella Margherita nessuno ha nulla da obiettare che si dedichi una strada a Langer.

L’opposizione intanto si limita a guardare: «Negli ultimi tempi c’è una certa tendenza - spiega Giorgio Holzmann, deputato di Ane coordinatore per il Trentino- Alto Adige del suo partito - a parlare degli ex terroristi degli anni Sessanta in termini di patrioti e combattenti, dimenticando che quella stagione fece 17 morti». Ma per Holzmann la posizione di Ellecosta («persona non serena sulle questioni etniche») non è quella dell’Svp. Eppure Ellecosta non è l’unico nel suo partito a dire no a via Langer. E se l’influente presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder aveva dichiarato di non avere nulla in contrario a intitolare una strada a Langer, un altro pezzo da novanta del partito come Siegfried Brugger, parlamentare e presidente alla Camera del gruppo misto, si era opposto. Una situazione che difficilmente potrà sbloccarsi in tempi brevi, come fa intendere il sindaco Spagnolli, ma di cui tutti cominciano a capire la pericolosità. Così l’assessore alla Cultura Sandro Repetto cerca di divagare e in una lettera pubblicata dai giornali domanda «perché in questa città formata da tre comunità nessuno si sia mai chiesto il motivo per cui non si è mai dedicata una via o una piazza a un Papa? ».

Ora i vertici dell’Svp vogliono disinnescare la mina, preferendo il silenzio sull’argomento, fino a quando non si sarà raggiunto un accordo.