Casa colorata e trasformista Al Macef trionfa lo stile italiano

Giorgio Scaglia

Macef immutabile ma sempre nuovo, capace di sfornare novità e oggetti sorprendenti che altrimenti non vedresti da nessun altra parte. Iniziata ieri con un’affluenza che ha superato le 20mila persone, la più importante esposizione di oggettistica per la casa e l’arredamento si chiuderà lunedì in questa che sarà l’ultima edizione nei vecchi quartieri fieristici. Da gennaio si trasferirà nel polo esterno con nuove iniziative e nuovi orari di apertura. Macef mostra al pubblico degli addetti una varietà infinita di prodotti dai più classici ai più audaci, dove il design sfiora la temerarietà. Fare un giro fra i 3.000 stand della mostra, almeno fin che reggono le gambe, è un’esperienza irripetibile che lascia piacevolmente frastornati. Sorprende, ad esempio, vedere al padiglione 25 interi stand dedicati al Natale, con abbondanza di candeline rosse, agrifogli e alberi decorati con palline e stelle filanti. Il sole è caldo in questi giorni e pensare già al presepe e ai re Magi fa un certo effetto. Gli organizzatori hanno voluto fare un Macef all’insegna della qualità, con più Europa e un po’ meno oriente, puntando sulla competenza e la tradizione di un artigianato che affonda le radici nei secoli.
Il settore dei complementi d’arredo è tra i più divertenti e capita di imbattersi in peluche giganteschi, lampade grondanti di cristalli o dalla linea futuribile, vasi grandi come damigiane, statue a grandezza naturale, mappamondi con bar incorporato e scacchiere con pedine in costume, alte 40 centimetri e pesanti due chili l’una.
Nel padiglione 23, sul pavimento c’è una moquette nera cosparsa di polvere d’oro e petali di rosa, un modo suggestivo per presentare il Classico Italiano, il meglio del nostro artigianato.
Ci si aggira fra mobili in stile o di taglio rustico, in lampade cosparse di rane metalliche e vasi di ferro ricoperti di lumache, anch’esse in ferro e in grandi pentole sostenute da trepiedi formati da altrettante giraffe. Al 22 va in scena il vetro in tutte le sue sfaccettature: lampade, bicchieri con dentro dieci colori diversi, specchi, cornici sgargianti, brocche in vetro soffiato, sculture di ogni tipo e dimensione. Ma c’è anche la pelle, che riveste elegantemente scatole, libri, scacchiere e c’è il padiglione 11, trionfo dell’arredamento etnico. Vanno forte le ceste in vimini, le zanne di mammut incise dai maestri cinesi, vecchie di 20mila anni, gli ambienti di stile coloniale che riportano alle atmosfere esotiche dei film con Clark Gable. Si spazia dall’ Asia al Perù, dai narghilè in vetro colorato alle lane moher e merinos, dalle statue di Budda ai monili in quarzo e in ametista, ognuno con le sue proprietà e i suoi poteri, veri o presunti che siano.
L’edizione autunnale di Macef è particolarmente dedicata al dettaglio tradizionale, che in fiera effettua acquisti in vista del Natale. Poiché si tratta del momento dell’anno che in Italia, ma non solo, vede il massimo picco dei consumi, le indicazioni commerciali che emergono in questi giorni sono sempre servite come «barometro» per monitorare lo stato dell’economia.
«Naturalmente è presto per dire che la ripresa è davvero alle porte – commenta Marisa Corso, direttore della manifestazione – considerando che la mostra ha appena aperto. Tuttavia il buon numero dei visitatori e il clima vivace che si respira nei padiglioni inducono a un certo ottimismo».