Una "casa" dentro la Mangiagalli per i genitori dei bimbi prematuri

La clinica ha aperto una stanza speciale per le famiglie dei bambini che
dopo una degenza anche di 8 mesi sono pronti ad essere dimessi

Nel reparto di terapia intensiva neonatale della clinica Mangiagalli di Milano, vivono piccoli lottatori. Alcuni pesano un chilo, altri solo 700 grammi. Non riposano in culle di vimini, ma in incubatrici sofisticate. Sono bimbi nati prematuri che in quel reparto, in quelle incubatrici, dovranno lottare a lungo, anche sette o otto mesi. Accanto a loro, i genitori chiamati al difficile compito di assisterli con lo sguardo, con le carezze, con l’amore. Fondamentale il lavoro dell’ospedale nei mesi e negli anni: 30 anni fa l’80% dei bimbi nati sotto il chilo e mezzo non aveva speranze di sopravvivere, «oggi più del 90% vive, e vive bene» (parola del direttore, il professor Fabio Mosca). Il reparto ha appena creato anche una stanza-casa speciale per quei genitori i cui neonati sono in procinto di tornare a casa dopo una lunga degenza in terapia intensiva. Due letti, un divano, una piccola culla, un bagno indipendente: questo mini-appartamento è comunicante con il reparto. Qui la famiglia può rimanere un paio di giorni prima di tornare a casa, per imparare a prendersi cura da sola del proprio piccolo (spesso dimesso con molte cure da seguire) ma con la tranquillità psicologica di sapere che appena oltre porta c’è un medico o un infermiere cui chiedere consiglio.
Qui, come in tutto il centro nascite della Mangiagalli (il più importante d’Italia: 7mila parti all'anno, di cui mille che richiedono il ricovero in patologia neonatale), la carta è stata praticamente abolita: tutte le informazioni cliniche viaggiano su byte e la tecnologia è molto avanzata. È l’unica neonatologia italiana a farlo. E sempre qui è stata realizzato una sorta di piccola casa dove i genitori prima di riportare nelle loro vere abitazioni i loro bambini finalmente in grado di poter iniziare una vita normale, possono impratichirsi senza rischi.
Se la Mangiagalli è in grado si salvare il 90% dei neonati nati sotto il chilo e mezzo (su mille parti prematuri nascono in media 130 bambini sotto i 1.500 grammi, di cui 70 sotto il chilo) è anche perché il direttore Fabio Mosca ha voluto accogliere la tecnologia in reparto. L’ultimo passo avanti è di questi giorni: a disposizione dei 50 letti del reparto di terapia intensiva, ma anche dei neonati di tutto il centro nascita, ci sono dieci nuovi carrelli sanitari per la gestione della cartella clinica elettronica dei ricoverati. Sono carrelli particolari, dotati di una batteria di 16 ore. Permettono un gran risparmio di tempo ed energie agli infermieri, perché sono in grado di gestire in modo innovativo la cartella clinica del neonato: aiutano a recuperare tempo e sicurezza («controllano» l’operato del personale infermieristico per mezzo di una continua interazione con il pc, che registra tutto), a favore di una cura personalizzata. I carrelli sono stati donati da Philips grazie all’intervento di Aistmar, l’Associazione italiana per lo studio e la tutela della maternità ad alto rischio (attiva dal 1983 grazie all’opera di volontari, www.aistmar.it).