La Cassazione legalizza la cannabis in terrazzo

Assolto un ragazzo che coltivava una pianta di marijuana: "Se non fa danni non è un reato". Una sentenza rivoluzionaria e quanto meno discutibile, che ha respinto il ricorso con il quale il procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro si era opposto all’assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di "maria" sul balcone

Via libera della Corte di Cassazione alla coltivazione della marijuana sul terrazzo di casa. Una sentenza rivoluzionaria e quanto meno discutibile la numero 25674 della Suprema Corte, che ha respinto il ricorso con il quale il procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro si era opposto all’assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di «maria» sul balcone della sua abitazione a Scalea, in provincia di Cosenza.
I giudici hanno aperto una breccia nel finora rigidissimo orientamento della giurisprudenza in materia, che aveva sempre punito la coltivazione di sostanze stupefacenti. Per essi occorre sposare la linea di giudizio che individua nella «problematica dell’offensività» la leva «destinata in futuro ad innovare tutto il sistema penale». Insomma, in presenza di «modestia dell’attività posta in essere» (in questo caso una piantina in un piccolo vaso sul terrazzo di casa con un principio attivo di 16 milligrammi) il comportamento dell’imputato deve essere ritenuto del tutto inoffensivo e non punibile anche in presenza di specifiche norme di segno contrario. Di fatto per la Cassazione non solo non è punibile alcun comportamento non previsto dalla legge come reato, ma non è punibile nemmeno il reato che non procura danni a nessuno.
Un principio questo che turba il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, secondo la quale «il via libera della Cassazione alla coltivazione di marijuana sul terrazzo di casa è scandaloso. Lo stato si regge su leggi uguali per tutti, anche per chi è chiamato a farle rispettare». «La motivazione della sentenza - aggiunge il ministro - ha poi qualcosa di agghiacciante, quando prevede che il fatto è non punibile anche in presenza di specifiche norme di senso contrario, perché inoffensivo. Questo rischia di stabilire un precedente gravissimo: ovvero che un reato non sia più tale, nonostante la legge, quando considerato inoffensivo». «Se i magistrati vogliono farsi legislatori - conclude Meloni - smettano la toga e si facciano eleggere in Parlamento». Di altro avviso Marco Staderini, segretario dei Radicali italiani, secondo il quale la sentenza della Cassazione «introduce un elemento di buon senso e un principio liberale: non c’è reato se non c’è vittima». Addirittura secondo Staderini «l’autocoltivazione andrebbe promossa, perché garantisce al consumatore la qualità del prodotto, lo libera dal mercato criminale e riduce i profitti delle mafie». Favorevole alla pronuncia della Cassazione anche Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione: «Finalmente la follia repressiva della legge Fini-Giovanardi viene messa in discussione, applicando correttamente la Costituzione e quindi garantendo la libertà dei cittadini di compiere atti non dannosi per sé o per gli altri».
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