La Cassazione salva Tanzi: "Niente carcere"

Lo ha deciso oggi la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Cavaliere di Collechio contro l'ordinanza di custodia spiccata nei suoi confronti dalla magistratura di Milano

A sette anni dal crac di Parmalat, Calisto Tanzi evita il carcere. Lo ha deciso oggi la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Cavaliere di Collechio contro l'ordinanza di custodia spiccata nei suoi confronti dalla magistratura di Milano. Tanzi, nei piani dell'accusa, avrebbe dovuto venire prelevato nella villa di Fontanini di Vigatto e rinchiuso in cella. Niente da fare: resta libero.
Tanzi ha aspettato la decisione dei giudici romani nella sua residenza (ufficialmente appartenente alla moglie, e quindi non sottoposta a sequestro). Non si trattava, almeno per ora, di espiare le pesanti condanne già inflittegli sia dalla magistratura milanese, che lo ha condannato a dieci anni per aggiotaggio (ovvero per le bugie raccontate ai mercati finanziari per vendere i bond spazzatura di Parmalat) sia dal tribunale di Parma che lo ha condannato a diciott'anni per bancarotta. Di questo si parlerà quando le sentenze diverranno definitive. Per adesso il carcere veniva chiesto come misura cautelare, per evitare che Tanzi si desse alla fuga: una fuga resa probabile, secondo i giudici milanesi, dalla gravità delle accuse contro di lui e resa possibile dalle ingenti disponibilità economiche occultate all'estero.
L'arresto di Tanzi era stato chiesto dalla Procura generale di Milano dopo la conferma in appello della condanna per aggiotaggio. La Corte d'appello aveva respinto la richiesta, ritenendo non sufficientemente provato il pericolo di fuga dell'imputato Tanzi. Ma la Procura generale aveva insistito, ottenendo che il tribunale del Riesame accogliesse il ricorso e disponesse le manette per il protagonista del peggior crac del dopoguerra italiano. Solo la Cassazione, a questo punto, poteva salvare Tanzi. E, dopo una lunga camera di consiglio, la Suprema Corte ha dato ragione ai difensori del Cavaliere, Gian Piero Biancolella e Fabio Belloni. Tanzi non deve andare in carcere, anche perchè ha già compiuto da un pezzo i settant'anni e per la legge italiana la prigione costituisce in questi casi una misura eccezionale.
Commenta Gian Piero Biancolella, difensore del Cavaliere: «Tanzi non aveva alcuna intenzione di fuggire. La Cassazione ha giustamente preso atto che nessuno degli elementi indicati dall'accusa costituiva un significativo indizio del pericolo di fuga, come peraltro aveva già ritenuto la Corte d'appello di Milano rifiutando la richiesta di custodia cautelare. Tanzi ha aspettato la decisione insieme alla moglie. Per tutta la famiglia questa decisione è un grande sollievo, specie in considerazione delle precarie condizioni di salute di Calisto Tanzi».