Il Cav rilancia la riforma del Csm: "Ora basta coi giudici politicizzati"

Al primo congresso dei Responsabili Berlusconi denuncia le aggressioni a cui è stato sottoposto da quando è sceso in politica. E lancia le riforme: "Abbiamo i numeri per farlo". Al lavoro su quella della Giustizia e quella della Costituzione

"Da quando sono in campo non mi hanno fatto mancare nulla: aggressioni mediatiche, politiche, giudiziarie con 103 indagini e 40 processi, e se quel duomo di marmo mi avesse preso alla tempia sarei sotterrato". Intervenendo al primo congresso del Movimento di Responsabilità Nazionale di Domenico Scilipoti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rinnova ricorda gli innumerevoli attacchi subito. Da ultimo i "500 milioni al signor De benedetti, tessera numero 1 del Pd" e le "calunnie che hanno trasformato le mie cene eleganti in cose incredibili e licenziose, cose che io non ho mai visto capitare nemmeno un volta". Del resto, ricorda il Cavaliere, quando si decise ad entrare in politica "coloro che mi volevano bene mi dissero: 'Te ne faranno di tutti i colori, ti verranno addosso con la loro stampa e i loro giudici', ed è stato anche peggio di quanto preventivato". Da qui l'appello del Cavaliere alla maggioranza di riformare la Giustizia e la Costituzione.

Dopo aver incassato l'ennesima fiducia e aver dimostrato che la maggioranza è forte e solida, Berlusconi ora pensa alle riforme da attuare. "Nella riforma della giustizia la prima cosa da fare è non consentire che nella giustizia ci siano dei partiti politici - spiega il premier - e in particolare rivedere la formazione del Csm per ottenere che i giudici facciano i giudici e non utilizzino la giustizia come arma politica". "Ora che abbiamo i numeri e una maggioranza coesa in Parlamento - aggiunge Berlusconi - dobbiamo approvare la riforma della giustizia che deve prevedere l’assenza di partiti politici nella magistratura. I magistrati non devono usare la giustizia come arma politica contro il nemico politico". E promette: "Faremo le riforme che non abbiamo potuto fare fino ad ora perchè io ho avuto la colpa di non aver preso il 51% dei voti e ho dovuto fare i conti con i miei alleati che non erano d’accordo".

"Anche con il vostro aiuto penso di poter durare cinque anni anche questa volta". Rivolgendosi alla platea del primo congresso dei Responsabili, il premier insiste sulla tenuta del governo. Un risultato che Berlusconi ritiene possibile "nonostante il premier non abbia poteri", ma grazie alla "mia personale autorevolezza". Subito dopo il presidente del Conisglio racconta come funziona l’iter di approvazione di una legge e, nel farlo, rivolge un complimento esplicito a Giorgio Napolitano. Arrivato al punto in cui è necessaria la firma del presidente della Repubblica, Berlusconi spiega che "quando c’è un capo dello Stato intelligente e puntuale, come quello che abbiamo oggi, firma la legge che arriva dal parlamento".