CELENTANO? È COLPA NOSTRA

Il problema non è Celentano, che fa bene il suo lavoro di guastatore. Il problema non è neanche la Rai, che glielo lascia fare: in mezzo a tanta bolsaggine, c'è almeno qualcuno che si è conquistato il diritto di dire questo è bianco e questo nero, questo bene e questo male, questo è lento e questo è rock. Tanto dovremmo essere in grado fin da piccoli di dire se ci crediamo o non ci crediamo, e se il rock ci piace.
Il problema serio è la Destra, che dopo aver vinto le elezioni non ha saputo fare buon uso del principale strumento di informazione e di cultura italiano. La Destra ha messo le sue sfiatate maggioranze in sfiatati consigli d'amministrazione e ai vertici del potere, è vero; ha assunto il controllo di un paio di telegiornali, è vero; ha sistemato qualche amico senza lavoro o bisognoso di ulteriore congrua, anche questo è vero, e ha sistemato qualche torto storico, come il sempre citato e insufficiente film sulle foibe. Ma non è così che si usa uno strumento politico, sociale e culturale complesso come quello.
In pochi anni di potere, negli anni Novanta, la Sinistra riuscì a smantellare e rinnovare una Rai intimamente e strutturalmente democristiana dandole un diverso orientamento culturale, buono o cattivo che sia. Dopo gli anni di potere della Destra, invece, la Rai è rimasta sostanzialmente di sinistra perché a sinistra sono ancora orientati i suoi quadri, i suoi autori, la sua visione del mondo. Chi è causa dei suoi mali, dunque, pianga se stesso, e il difetto sta nel manico.
Non si trattava, attenzione, di fare piazza pulita e megaepurazioni, ma di avere il coraggio delle proprie idee e fiducia nei propri uomini. Fu un errore sostituire Biagi e Santoro con uomini e programmi insipidi e insapienti purché di fiducia e di stretta, prudente osservanza. Tagliando le unghie all'avversario e creando una flaccida par condicio verso il basso si è soltanto realizzato una comunistica idea di uguaglianza e come ammesso di non avere le forze, le idee, gli uomini per gareggiare, convincere e vincere. Invece forze, idee e uomini ci sono a Destra, capaci di sopravanzare e sbiadire Biagiluttazzisantoro e quel che ne consegue nell'insieme della Rai. Si è avuto paura di utilizzarli e valorizzarli perché si sono preferiti gli amici mediocri, purché «sicuri», piuttosto che gli ottimi a rischio di qualche indipendenza.
Quel che è peggio è che la Rai è soltanto un aspetto eclatante del problema, la famosa punta dell'iceberg. Il governo non ha prodotto una cultura di Destra perché non c'è una cultura di destra. E non c'è una cultura di Destra non perché non ci sia, ma perché la Destra non l'ha voluta né saputa raccogliere, incoraggiare, motivare né tanto meno le ha dato gli strumenti per operare. Dopo l'apertura dimostrata facendo eleggere qualche vecchio saggio non allineato, alla prima nota fuori del coro ci si è spaventati di qualsiasi devianza, si è preferito dare qualche poltrona là, qualche sgabello lì, e accontentarsi di qualche cespuglietto di cultura che dice e rappresenta poco e niente. Il messaggio che è arrivato agli intellettuali, quelli amici e quelli che era possibile riconvertire, è peggio di «non esiste una cultura di Destra»: è piuttosto «non si vuole, non ci deve essere una cultura di Destra», perché la cultura al potere fa paura al Potere
E allora, che ci si lamenta a fare se al potere ci va per qualche ora Celentano, sintesi perfetta - con il suo essere insieme don Camillo e Peppone - del potere mediatico della prima Repubblica?