"Cemento? No, il rischio è pensare in piccolo"

Intervista a Manfredi Catella, il "regista" del progetto Porta Nuova: "Servono i superpoteri decisionali del sindaco"

«Bisogna riflettere prima di sparlare». Manfredi Catella, numero uno di Hines Italia, anima del progetto «Porta Nuova» che rivoluzionerà Garibaldi-Varesine e Isola, si sente chiamato in causa dall’allarme speculazione edilizia nato insieme alla conquista dell’Expo. «C’è un forte malinteso e un po’ di irresponsabilità quando certi interlocutori riducono l’Expo al tema immobiliare».
È davvero convinto che non esista pericolo di speculazione edilizia?
«Questo rischio non c’è perché l’Expo non interviene su una città statica ma si inserisce in una Milano che sta già lavorando e si sta già trasformando da dieci anni. City Life e Santa Giulia vivono già della propria storia di trasformazione della città. A Milano stanno lavorando un centinaio di architetti di nazionalità diverse. Anzi, sono stati anche questi progetti ad aiutare Letizia Moratti ad ottenere l’Expo».
Lei invece che pericoli vede?
«Il rischio è che non sia un’occasione per pensare in grande. È un momento epocale, un’occasione magnifica. Ci saranno comitati, consulenti, progettisti e la qualità della squadra è fondamentale, sia nella pianificazione che nell’esecuzione. Si può intervenire profondamente sulla competitività di Milano e lo si deve fare coinvolgendo i migliori talenti e le migliori menti italiane e mondiali. Non si può giocare su una scala diversa».
Quali cambiamenti si aspetta dall’Expo?
«L’Expo per la prima volta consente a Milano di pianificare il proprio sviluppo in maniera pluriennale e questo è molto importante, perché solo con una prospettiva di lungo termine puoi pensare di fare le opere strategiche. Nel nostro Paese, in cui un giorno hai un governo, poi cade, ne arriva un altro, non sai mai che cosa succede. Con l’Expo il sindaco Moratti ha ottenuto per la città un grandissimo vantaggio».
A proposito di vantaggi, arriveranno enormi risorse economiche...
«L’Expo consentirà alla città di dotarsi di risorse significative che potranno finanziare queste scelte strategiche. Ora è importante chiedersi: qual è la visione di Milano nel 2015? Quali sono gli investimenti che si vogliono fare? Il tema non è la cementificazione, ma decidere su che cosa puntare. Ci sono grandi capitoli che non c’entrano con l’edilizia ma con i contenuti dell’edilizia. Si investe in mobilità e infrastrutture, nell’ambiente, nella ricerca?».
Se decidesse lei, su che cosa punterebbe? Qual è la sua priorità?
«Le infrastrutture e i trasporti pubblici: ferrovie, metropolitane, strade, connessioni».
La Moratti ha eliminato la torre. È un simbolo vecchio?
«Mi sembra un elemento di dettaglio. Non ho visto il progetto dell’Expo e il tema della torre mi sembra un fatto simbolico, minore. Avrà fatto le sue valutazioni. Da imprenditore e cittadino sono più interessato a comprendere la visione di Milano e a capire dove verranno investite le risorse».
E i superpoteri al sindaco?
«I superpoteri sono sicuramente necessari, perché quando si deve gestire una grande sfida e una grande opera, la rapidità e l’efficienza esecutiva sono due fattori fondamentali. Il passo numero due è la regia generale. Gli imprenditori, nei modi e nelle forme opportune, sono pronti a fare la propria parte».
I vostri cantieri sono aperti da tempo. Quando tirerete su i palazzi?
«Entro il 2008, subito dopo l’estate, avvieremo i cantieri edili e cominceremo a costruire i palazzi a Garibaldi. Nel 2009 si parte con le Varesine e a seguire l’Isola. Il progetto è entrato ormai nella sua fase industriale».