Censis: il declino è un’invenzione, Italia in ripresa

Aumenta il numero dei ricchissimi Ma i poveri sono 7,5 milioni

Eleonora Barbieri

da Milano

L’addio alla «Dolce vita» è rimandato: l’Italia dipinta dal Censis nel suo 39esimo Rapporto sulla situazione sociale del paese «non è quella descritta nei giorni scorsi dall’Ocse e dall’Economist». Giuseppe De Rita, presidente dell’istituto, ieri ci ha tenuto a sottolinearlo: «Il nostro Paese, rispetto a un anno fa, è in fase di ripresa: siamo lontani dall’interpretazione del collasso di cui sono pieni i giornali». Non è forzato ottimismo, perché si basa sui numeri: i consumi in crescita dell’1,3 per cento, le nuove imprese (40-45mila) nate nell’ultimo anno, le aziende famigliari che tornano a investire, la spinta del terziario e del manifatturiero. E, soprattutto, un «clima» diverso, «più tonico»: perché, come mette in luce il Rapporto, «nella società circolano più tensioni a vivere che afflosciamento su un triste destino».
Forse anche le Cassandre hanno avuto il loro ruolo, nello stimolare quello che il Censis definisce un risveglio dell’«orgoglio sistemico» nazionale che, di fronte al bombardamento di notizie sul declino incombente, reagisce, tornando a muoversi, a rinascere. Il fatto è, ha aggiunto De Rita, «che per capirsi bisogna guardarsi dal di dentro», non dall’esterno: e così Carlo De Benedetti «non vive in questo Paese, sta in un rompighiaccio sull’Antartide», perché «oggi non c’è più l’atonicità di un anno fa: i segnali sono deboli e ambivalenti, ma ci sono».
Primo: la scelta di non fare da spettatori ma di «stare nelle cose»; e quindi la decisione di centinaia di migliaia di italiani di «“mondialeggiare” concretamente», ovvero affrontare la sfida della globalizzazione con presenze minute, ma diffuse. Il settore che mostra più vitalità è quello del terziario: negli ultimi quattro anni il numero di occupati è aumentato del 7,7 per cento (pari a un milione e 173mila persone), mentre il valore della produzione è salito di 55 miliardi di euro. In crescita, soprattutto, i servizi all’impresa, come quelli di consulenza fiscale, legale, tecnica e organizzativa e i settori dell’informatica, di ricerca e sviluppo e dell’immobiliare.
Il mercato del mattone, d’altronde, conosce un boom tutto suo, con conseguente aumento dei prezzi: la città più cara è Roma, dove il costo medio di una casa è di 3.900 euro al metro quadro, una cifra cresciuta del 47 per cento in quattro anni. Seguono Milano (3.800 euro al metro) e Venezia (3.600), mentre la città più economica è invece Reggio Calabria (1.250 euro).
Positivi anche i risultati dell’industria che, negli ultimi otto mesi, ha visto crescere fatturato e ordinativi: i più competitivi, nonostante la concorrenza cinese, sono i settori dell’alimentare e delle bevande, delle produzioni farmaceutiche e cosmetiche, della gomma, delle materie plastiche e dei prodotti in metallo. In difficoltà i comparti del tessile e dell’abbigliamento, la metallurgia, l’elettromeccanica, l’industria dei mezzi di trasporto e la produzione di gioielli; mentre reggono bene l’editoria e la stampa, la produzione di componenti in legno, di ceramica per l’edilizia e di mobili.
Rallenta invece il mercato delle professioni: diminuisce il lavoro autonomo (-2,7 per cento) e, soprattutto, gli italiani sono fra i più «pigri» d’Europa nel cambiare lavoro, visto che quasi la metà ha lo stesso impiego da oltre dieci anni. Il 13,2 per cento della popolazione (ovvero 7,5 milioni di persone) vive in povertà, un dato che contrasta con l’aumento dei miliardari: nel 2005 gli italiani con un reddito superiore al milione di dollari sono passati da 188 a 195mila, mentre le famiglie con un patrimonio di almeno 500mila euro sono l’8 per cento in più. Per loro spendere non è certo un problema; ma, secondo il Censis, la ripresa dei consumi è un tratto comune agli italiani del 2005, secondo una tendenza, sempre più diffusa, a mediare fra lusso e marchi sconosciuti, alla ricerca di un giusto equilibrio fra sobrietà e «ben vivere». Nonostante tutto, la Cina non si potrà fermare: «Nel 2006 - ha dichiarato il direttore del Censis Giuseppe Roma - ci supererà, e diventeremo l’ottava economia del mondo». Ma non vogliamo più piangerci addosso.