Cercare un lavoro? É un lavoro. Ma ora una bibbia vi spiega come trovarlo

Si è messa in testa di trovare un lavoro. Ma agli altri. Silvia Zanella, giornalista, esperta del settore, ha scritto un libro «Guida al Lavoro, come cercarlo, cambiarlo, trovarlo» che è già diventato un must in tempi di crisi. E a noi svela le regole d'oro per centrare l'obiettivo

Silvia Zanella, ha 30 anni, una laurea e si è messa in testa di trovare lavoro. Agli altri. Giornalista, laureata in Scienze della Comunicazione con master in Comunicazione del Lavoro, è stata responsabile marketing del sito Monster.it, multinazionale leader nel settore delle offerte di lavoro on line. É è appena uscito il suo libro «Guida al lavoro: tutto quello che devi sapere per cercarlo, cambiarlo, trovarlo» (Mondadori, 367 pagine, 9,90 euro), curato sempre da Monster, una specie di Bibbia per chi cerca un'occupazione, soprattutto in tempi di crisi come adesso. É tosta, gentile e determinata. Farete bene a fidarvi di lei.
Il lavoro è sempre un diritto o di questi tempi è diventato un lusso?
«É il premio finale di una corsa a ostacoli, in cui serve essere resistenti, veloci, saper fare il salto al momento giusto e... avere delle buone scarpe. Cioè essere bravi a scegliere gli strumenti più adatti per la propria ricerca di lavoro».
Come si trova lavoro soprattutto quando ce n'è poco?
«Proprio perché c'è meno lavoro, è fondamentale avere un metodo nella propria ricerca: bisogna dedicarle tempo ed energie, affrontarla come se fosse essa stessa un lavoro».
Quattro dritte per riuscirci
«Uno: Prendere informazioni specifiche sul proprio mercato di riferimento; due: non demoralizzarsi; tre: predisporsi al cambiamento; quattro: investire in formazione. Queste sono le quattro regole d'oro per cercare lavoro in tempi di crisi».
Chi oggi come oggi offre più lavoro e chi meno?
«Nei primi sei mesi del 2009 le figure più ricercate spaziavano dall'Information and Communication Technology al Commerciale, dall'ambito industriale a quello finanziario-assicurativo. Dato il freno agli investimenti si sono presentate meno opportunità per i professionisti del marketing e della comunicazione. Maggiori prospettive sembrano arrivare dal settore energetico, però...»
Però...
«Trovo poco serio sbilanciarsi in previsioni a lungo termine sulle professioni del futuro, che quasi sempre si rivelano delle mode passeggere».
Chi sono i nemici di chi cerca lavoro?
«Di frequente, magari senza accorgercene, siamo noi i nostri primi nemici di noi stessi. Perché ci facciamo prendere dallo scoramento, dal rancore o più banalmente dalla pigrizia. Sono sentimenti umani, ma che non aiutano a trovare lavoro».
Di cosa non bisogna fidarsi?
«Mai fidarsi degli operatori privi della necessaria autorizzazione ministeriale e di chiunque a qualsiasi titolo chieda denaro per dare lavoro o prometta guadagni facili. Meglio rivolgersi ad aziende serie e specializzate, ai Centri per l'Impiego, agli Informagiovani, ai siti più noti per la ricerca di lavoro».
Al lavoro bisogna adattarsi o credere fino in fondo di trovare il proprio?
«Io sono convinta che ciascuno debba seguire la propria passione, ma, come scriveva Primo Levi ne "La chiave a stella", amare il proprio lavoro è un privilegio di pochi. In ogni caso, sono dell'idea che almeno tentare di fare ciò che più ci piace sia un dovere, per il benessere nostro e di chi ci sta accanto. Certo è che non tutti possono permetterselo».
Su cosa non bisogna farsi illusioni?
«Pensare di essere sicuri e al riparo da ogni crisi è una bugia che non vale la pena di raccontare neppure a noi stessi. Anche sottovalutare il fatto che tutto il mercato del lavoro è in realtà profondamente mutato è molto pericoloso, se non altro perché non ci fa mettere nella giusta prospettiva di cambiamento».
Cosa non aiuta a trovare lavoro?
«Non applicarsi, non avere un metodo, mandare centinaia di curricula tutti uguali, scoraggiarsi, vivere i propri insuccessi come fallimenti personali».
Per farcela ci vogliono più qualità tecniche e professionali o morali di tenacia e pazienza?
«Molto dipende dal tipo di professione, anche se la motivazione conta spesso più di singole competenze che si possono sempre acquisire con il tempo. Con l'eccezione di alcuni mestieri molto specialistici penso che per i selezionatori sia spesso meglio trovare qualcuno che sia innanzitutto disponibile a credere nell'azienda ed eventualmente prendersi carico successivamente della sua formazione».
Meglio puntare sul pubblico, sul privato o solo su se stessi?
«Fare un bilancio delle proprie competenze, interrogarci seriamente sui nostri desideri professionali, studiare a fondo il mercato e le sue opportunità o dei suoi limiti è senza dubbio il primo passo da fare. Solo così possiamo capire se siamo più portati per il pubblico o il privato, per le multinazionali o le imprese a conduzione familiare, per lavori a contatto con il pubblico o dietro le quinte. Non ha senso cercare di trovare una formula magica per tutti, ciascun lavoratore fa storia a sé, con il suo percorso professionale e di studi, i suoi obiettivi e le sue condizioni di partenza. Tipo: dove vive, quanto gli interessa lo stipendio, quanto punta sulla crescita eccetera».
Come si vince l'incertezza del domani?
«La parola chiave a mio avviso è informazione. Più dati, notizie, contatti si riescono a raccogliere maggiori sono le probabilità di gestire al meglio il proprio percorso professionale».
E come si resiste al provvisorio?
«Essere precari è difficile. D'altra parte demonizzare la flessibilità mi sembrerebbe fuori luogo, visto che ha creato comunque molti nuovi posti di lavoro. Quel che va fatto è una seria riforma degli ammortizzatori sociali affinché non esistano lavoratori di serie A e di serie B».
Il lavoro sarà sempre un problema o solo nei periodi di crisi?
«Sicuramente negli ultimi dieci anni è cambiato decisamente il mercato del lavoro: sono entrati in scena nuovi operatori, sono mutate le tipologie contrattuali, si sono moltiplicati i canali attraverso cui cercare nuove opportunità, si è profondamente trasformato il rapporto tra lavoratore e azienda. Questo significa che, crisi o meno, occorre rendersi consapevoli di questi cambiamenti e soprattutto possedere gli strumenti per padroneggiarli e non subirli».
Tre dritte fondamentali per avere qualche possibilità di lavoro in più?
«Mandare solo candidature sensate: cioè se ho 25 anni non posso pensare di fare il responsabile Finanziario di una grande azienda; mettere a frutto la propria rete di contatti professionali e non: in Italia oltre la metà dei posti di lavoro arriva dal passaparola, imparare a usare il Web per trovare lavoro».
Perchè il suo libro è così utile per chi cerca lavoro?
«Perché mette insieme il punto di vista di chi cerca lavoro e di chi lo offre, perché cerca di dare delle risposte specifiche a problemi concreti, perché è molto aggiornato e fresco e quindi anche di facile lettura, perché mette a disposizione migliaia di risorse utili e contiene suggerimenti dalla viva voce di chi assume».
...ma a lei, Silvia Zanella, piace il suo lavoro?
«Io posso dirmi molto fortunata, ho sempre fatto quello che mi piaceva fare. Lavoro e Web sono sempre state due mie grandi passioni e ho avuto la possibilità di approfondirle sia nell'ambito professionale che in quello di studio».
Cosa voleva fare da bambina?
«La scrittrice e la giornalista... sogni entrambi realizzati».