Che fine ha fatto la patata blu trentina? Sparita, come il carrubo e la pompia

Secondo una ricerca, in Italia tre varietà su quattro di frutta e verdura sono scomparse dalle nostre tavole. Ma qualcosa si sta recuperando: dal cardo gobbo all'ortica, dalla zucca berettina alla malva, fino alla calendula, buona pure curare raffreddori e cicatrici

Che fine ha fatto il carrubo siciliano? E la pompia sarda, chi l'ha vista? Per non parlare della patata blu trentina: desaparecida. In Italia sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro e, su molte di quelle rimaste, grava il rischio estinzione. E intanto manca ormai all'appello una trentina di razze tra mucche, maiali e pecore, mentre il 95 per cento delle antiche varietà di grano è andato perduto. Questo quadro sconfortante emerge dal primo dossier sul fenomeno dei «Farmers Market in Italia» presentato alla prima assemblea nazionale degli agrimercato di «Campagna Amica».
Nel secolo scorso nel Belpaese si contavano ottomila varietà di frutta, oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell'offerta. Ma negli ultimi cinquant'anni - secondo una stima della Coldiretti - si è persa anche una trentina di razze di animali domestici, tra cui cinque tipologie di bovini, dieci tra pecore e maiali e tre caprini. E altre settantuno sono a rischio estinzione, stando ai dati Eurostat.
Gli agricoltori di «Campagna Amica» stanno tentanto un'azione di recupero, offrendo opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori dando così uno sbocco a un centinaio di varietà vegetali definite minori, tra frutta, verdura, legumi, erbe selvatiche e prodotti ottenuti da almeno 30 diverse razze di bovini, maiali, pecore e capre. Gli esempi? In Friuli si coltiva l'aglio di Resia, molto aromatico e particolarmente adatto alla produzione di salumi mentre è piemontese il cardo gobbo di Nizza con cui si prepara la bagnacauda. Salvata anche la zucca berettina emiliana, mentre in Veneto si può trovare di nuovo il premiato miele di Barena, prodotto dal limoniun, pianta caratteristica delle terre che si trovano a ridosso della laguna, chiamate appunto le barene.
E' ligure invece il chinotto, che può essere preparato in vari modi: sciroppato, candito, al liquore, in elisir, come marmellata e come mostarda. In Toscana è stato recuperato un antico grano tenero, il verna, noto per i contenuti elevati di antiossidanti come polifenoli e flavonoidi e di vitamina E, col quale si fa un pane rustico. Se dalla Lombardia vengono i figadei, un tipo di carne sul genere della salama da sugo, nelle Marche si trova la tortella suina, fatta con carne di maiale, alloro, mistrà, mandorle, pistacchi, pinoli, mentre i fagioli del Purgatorio sono una specialità laziale dall'alto valore nutrizionale. Nei mercati umbri è rispunta la Roveja di Cascia, antica varietà di legume ottima nelle zuppe, ma anche per preparare la polenta. In Abruzzo si è recuperato il vino Pecorino, che si ricava dalla varietà di uva Pecorino, così chiamata perché presente nelle zone storiche di transumanza dei pastori. Anche la Muscisca è legata alla pastorizia, stavolta pugliese: si tratta di strisce di carne di pecora o di capra aromatizzate con finocchio, aglio e peperoncino e lasciate essiccare. In Campania ecco la cicerchia. La mela Gaetanella, bassa, panciuta e profumatissima, è una specialità molisana, mentre la melanzana rossa appartiene alla tradizione della Basilicata.
E ancora. Ha proprietà antitumorali l'annona, un tipo di frutta che si produce in Calabria. L'ortica invece può essere impiegata per zuppe, frittate, torte salate, ripieni per pasta fresca e risotti. La malva, invece, nota per i suoi fiori viola possiede notevoli qualità benefiche utili per curare molti fastidi. I fiori e le foglie infatti sono particolarmente ricche di mucillagini, potassio, calcio e vitamine che le conferiscono proprietà emollienti e lassative. Utilizzata fresca per curare gli ascessi dei denti (bastano 5 o 6 foglie fresche riscaldate in un padellino, pestate e avvolte in una garza da applicare sulla parte dolente) può anche risolvere mal di pancia e costipazioni intestinale, ma anche tosse e raffreddore se usata in decotto. La calendula ha eccellenti proprietà antisettiche, cicatrizzanti e antinfiammatorie, soprattutto per risolvere piccoli fastidi della pelle come eruzioni cutanee, dermatiti o semplici arrossamenti. La ricetta? Far essiccare fiori e foglie vicino una fonte di calore e poi preparare un infuso, facendo bollire 6 grammi di calendula secca in 100 ml d'acqua, poi applicare con delle garze di cotone sulla parte dolente.