Ma chi mette le mani nelle tasche dei cittadini? Se ad alzare le tasse sono Vendola e Pisapia...

L'opposizione attacca il governo per la manovra. Ma non dice che le nuove tasse vengono imposte dove ad amministrare è la sinistra. Se Vendola aumenta l'Irpef e la tariffa sull'acqua, Pisapia si prepara a mettere mano a tutte le leve (operazione che costerà 400 euro a famiglia)

Roma - "Dobbiamo dire chiaramente che quello della Lega e del Pdl è il federalismo delle chiacchiere e delle tasse. Il loro federalismo è la tomba delle autonomie locali". Il leader del Pd Pier Luigi Bersani attacca a tessa bassa il governo. Punta il dito, accusa, getta addosso improperi. Il Sel di Nichi Vendola arriva aparlare di "patrimoniale sui poveri". In realtà, come dimostrano i dati pubblicati dall'Inps, è una battaglia per cinque euro. Questo quanto mangerebbe via la "stretta" sulle pensioni presente nella manovra licenziata dal Consiglio dei ministri qualche giorno fa.

Ma chi alza per davvero le tasse e s'inventa nuove imposte mettendo le mani in tasca agli italiani non è certo il governo. Certo, a livello nazionale la sinistra non può farlo, ma ci pensa quando si trova a governare una Regione o ad amministrare un Comune. Due esempi su tutti: la Puglia di Nichi Vendola e Milano di Giuliano Pisapia. Il vento che cambia ha un sapore di nuove tasse. Un blitz che non viene denunciato dai quotidiani progressisti ma che suona violento e brutale quando deve essere pagato a fine mese. Il primo a stangare i suoi cittadini è stato il governatore della Puglia che, per far fronte al baratro generato dalla sanità, ha aumentato le addizionali su persone fisiche e società. Non solo. Dopo aver incassato i quattro "sì" al referendum di metàgiugno, Vendola ha deciso di incrementare anche la tariffa dell'Acquedotto pugliese. Una mossa che non solo non è piaciuta ai suoi cittadini ma che ha fatto venire la pelle d'oca a tutta la sinistra radicale. A tirargli le orecchie è stato proprio il Manifesto ricordando che adesso "la battaglia si sposta nei territori". "Sono passate due settimane dalla vittoria storica dei sì - si legge - meno di quindici giorni vissuti intensamente, cercando di capire cosa accadrà ora, in uno slalom complicato e pericoloso per evitare i frutti avvelenati che arrivano in silenzio. Come quella legge del Pd - continua il Manifesto - brutta, bruttissima che l'assemblea dei movimenti per l'acqua non ha paura di respingere al mittente".

Non è solo la politica economica di Vendola a preoccupare. Anche le strategie che si vanno delineando nell'assessorato al Bilancio di Palazzo Marino non fanno sperare niente di buono. Anzi. A fronte di un lungo lavoro affrontato dalla passata amministrazione comunale e teso a centellinare i tagli al fine di evitare un seguente innalzamento delle tasse, l'ex democristiano Bruno Tabacci, imposto a Pisapia dai poteri forti, ha già fatto sapere che la nuova via sarà diversa: "Useremo tutte le leve a nostra disposizione. Questa retorica del non mettere le mani in tasca ai milanesi è perversa". Sembra di riascoltare l'ultimo governo Prodi quando il leit motiv era: "Pagare le tasse è una cosa molto bella". Piacerà alla sinistra, ma se a tagliare cinque euro alle pensioni sopra i 1.400 euro è il centrodestra allora si urla alla patrimoniale. Misteri della politica. 

Se ai pugliesi è già chiaro cosa gli spetta, per spiegare ai milanesi cosa significa che Pisapia metterà mano a tutte le leve basta ascoltare l'ex assessore Giacomo Beretta: "Ecco qualche esempio: tassa sui rifiuti, la revisione degli estimi catastali, l'aumento delle rette degli asili nido e del biglietto del tram, fino per l'appunto all'introduzione dell'addizionale Irpef". Ecco cos'è la stangata. "Se così sarà - continua Beretta - la giunta Pisapia potrà incassare intorno ai 230 milioni di euro che, se si escludono anziani e indigenti, significa più o meno 400 euro di tasse in più a famiglia". Ma di tutto questo Bersani e compagni non dicono una parola.