«Chi sono i veri colpevoli?»

Susy De Martini*

Ci risiamo, centinaia di genovesi a «combattere» per le strade… cassonetti incendiati, qualche contuso, tanta paura per qualche passante già in allerta a causa dei purtroppo dilaganti episodi terroristici. Massimiliano Lussana, temeva proprio questo, e sono sicura, conoscendolo, che avrebbe di gran lunga preferito essersi sbagliato! Ma che cosa è che scatena queste violenze «da strada»?Spero che anche nelle manifestazioni previste per oggi il senso di civiltà prevalga.
Vediamo di comprenderle insieme con una breve analisi: il mondo è sempre più pieno di conflitti, minori e maggiori, e per ognuno di noi la «propria» guerra è l'unica esistente, dagli attacchi spesso violentissimi fra ex coniugi, alle centinaia di migliaia di liti fra condomini, fino ai conflitti etnici ed ai fanatismi religiosi che hanno tutti un unico scopo: annientare il cosiddetto «nemico».
Ora, se da un lato tifosi genoani (fra cui mi colloco) hanno tutto il diritto di esprimere civilmente il loro dissenso da quella che viene considerata (a torto o a ragione) una grave ingiustizia che li (ci) penalizza oltre misura, quello che non riesco a comprendere è, nella realtà, in questo caso, chi sia il nemico. Sono forse nemici i giudici federali, o i magistrati genovesi che hanno fatto il loro dovere ?O invece sono considerati nemici (sempre da chi manifesta in modo violento) i dirigenti della Società, che forse non hanno tenuto un comportamento corretto?
Io, scusatemi, ma non ho ben capito verso chi sia in realtà indirizzata l'aggressività di chi ha incendiato i cassonetti, ha bloccato il traffico, minaccia oggi di bloccare i traghetti.
Non vorrei che anche in questo caso avvenisse quello che la «natura umana» tende a fare: cercare una «convalida consensuale» di un suo convincimento; infatti molti pensano che, se certe idee, o certi comportamenti sono condivisi dai più, essi sono giusti, anche se ovviamente niente è più lontano dal vero. E allora chi ieri ha incendiato cassonetti, effettuato blocchi, e che oggi ha intenzione di continuare con questi comportamenti, sfogherà sì (in modo incivile) una sua delusione ed una sua rabbia più che giustificate, ma agirà, in realtà, senza avere bene in mente chi sia in realtà il nemico, il che mi sembra, francamente, come se un chirurgo iniziasse ad operare un paziente senza avere prima fatto una diagnosi.
*Università di Genova