Chiamparino inciampa sul voto agli immigrati

Mimmo Di Marzio

L’ultima sul terrorismo: il leghista Mario Borghezio doveva essere ucciso e l’imam fiancheggiatore fece di tutto per salvarlo. L’iperbolica rivelazione arriva dal Marocco per bocca di Bouriki Bouchta, ex capo della moschea di Torino espulso per «grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato». E pensare che all’indomani della sua cacciata in una piovosa notte piemontese, proprio Borghezio annunciò giubilante festeggiamenti sulle rive dell’Adda coi volontari verdi, «tanta birra e della buona salsiccia padana». Era francamente il minimo che potesse fare, il sanguigno parlamentare, visto l’esito di una battaglia di cui vantava a buon diritto la paternità.
L’allontanamento del pericoloso macellaio di Porta Palazzo era stato da lui ripetutamente invocato già ai tempi in cui la poltrona di Pisanu era occupata da Scajola. E come dimenticare il corteo organizzato nell’aprile del 2003 contro l’ex imam, colpevole secondo Borghezio di aver giustificato l’attentato alle Twin Towers? A nulla valsero le smentite dell’interessato, «comunque sia, chiaramente vicino ai fondamentalisti e ai reclutatori di kamikaze».
Birra e salsiccia, dunque, che per un musulmano equivale quasi a meritarsi l’inferno, altro che 78 vergini. Dalla terra natìa, riabbracciata suo malgrado, Bouriki non sembra però affatto intenzionato a starsi zitto o tutt’al più, come gli aveva suggerito Calderoli, a «predicare il suo odio tra i cammelli». Anzi, non la manda a dire proprio al suo maggior detrattore che gli dovrebbe invece profonda gratitudine. Già. Fu proprio il religioso marocchino - così lui sostiene oggi - a lanciare l’allarme sui rischi per l’incolumità di Borghezio in occasione dell’annunciata proiezione di «Submission», il film-accusa sulla condizione femminile in Islam. La pellicola, che causò l’assassinio del regista Theo Van Gogh per mano di un fondamentalista - guarda caso pure lui marocchino - venne effettivamente trasmessa nelle sezioni della Lega Nord.
Borghezio, afferma l’ex imam in un’intervista al quotidiano arabo Al-Sharq Al-Awsat, ha seriamente rischiato di fare la stessa fine di Van Gogh. «Sentii alcuni marocchini - dice - che parlavano della proiezione del film e dicevano che se l’onorevole Borghezio l’avesse fatto proiettare non sarebbe rimasto in vita». Fu soprattutto questa, afferma oggi Bouriki, la ragione per cui chiese alle autorità che il «dissacratorio» film non venisse trasmesso. «Era pericoloso, perché Borghezio è un uomo popolare che circola liberamente nei mercati e ho pensato che se fosse stato assassinato sarei stato io il primo a pagarne le conseguenze». Da Casablanca l’ex imam è un fiume in piena, altro che predicare ai cammelli. Ne ha anche per il Viminale che, invece di cacciarlo, avrebbe dovuto proteggerlo per le minacce ricevute dopo l’11 settembre. «Ho chiesto più volte protezione ai servizi di sicurezza italiani, o almeno che mi dessero una pistola, ma mi hanno sempre risposto di no». Almeno una pistola. Borghezio non abbocca: «Dovrei dunque ringraziare l’imam o forse Allah per la mia salvezza? La realtà è che quelli dell’imam sono messaggi mafiosi di un falso moderato, che anche adesso che è in Marocco manda messaggi trasversali ai suoi amici estremisti rimasti in Italia. Non mi frega». E così sabato ha dato a tutti appuntamento a Boffalora d’Adda, con birra e salsiccia.