Dalla Chiesa: «Sui rom ha ragione Albertini»

Roberto Bonizzi

«Il centrosinistra deve raccogliere la provocazione del sindaco Albertini». Nando Dalla Chiesa, senatore della Margherita, invita i politici del suo schieramento a risolvere il problema dei nomadi. «L’Unione deve saper coniugare legalità, sicurezza, ma anche politica e integrazione. Il problema dei rom va risolto in un ambito amministrativo più grande, a livello regionale. Soprattutto è necessario costruire strutture più piccole e meglio distribuite sul territorio». E l’emergenza continua.
Tra le istituzioni nessuno sembra voler fare la prima mossa. «Il Comune - ha detto nei giorni scorsi il sindaco Gabriele Albertini e sottolineato ieri il vice sindaco Riccardo De Corato - ha fatto abbastanza. Ora tocca alle amministrazioni dell’hinterland iniziare a muoversi». La Provincia resta ferma al piano metropolitano per la riorganizzazione della presenza dei campi rom sul territorio. Il presidente Penati chiede «la riconvocazione del tavolo interistituzionale in Prefettura. Questa volta allargato anche alla Regione». Da corso Monforte, per ora, non arrivano segnali.
Intanto i 79 rom «sgomberati» da via Capo Rizzuto continueranno a essere ospitati dalla Protezione civile in via Barzaghi di notte, mentre l’assistenza diurna è affidata alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna. Almeno fino a domenica. E il campo di via Triboniano vive giornate incerte, con l’ipotesi dello sgombero che si avvicina. Un’operazione richiesta dalla giunta Albertini e auspicata anche da Penati: «Quel campo nelle attuali condizioni continua a essere fonte di preoccupazione e di allarme sociale per i cittadini della zona che si sentono minacciati».
Campi piccoli, diffusi sul territorio, servizi di base garantiti. È la proposta di don Colmegna che offre una mediazione per la sistemazione dei rom di via Capo Rizzuto. «Queste 79 persone costituiscono un gruppo omogeneo. Chiedono solo un posto dove vivere. Noi proponiamo la costruzione di un villaggio solidale, su un terreno pubblico o privato dell’area metropolitana. L’intervento esterno sarebbe limitato alla fornitura di cure socio-sanitarie, progetti per l’inserimento scolastico dei minori e di integrazione lavorativa per gli adulti». Il responsabile della struttura di via Brambilla abbozza anche un’ipotesi: «Perché non sul terreno dell’ex Paolo Pini, dove la Protezione civile addestra le unità cinofile?».
De Corato approva la proposta. «Siamo perfettamente d’accordo sulla definizione di un campo di piccole dimensioni. Siamo disposti persino a finanziarlo». Ma la clausola di Palazzo Marino resta la stessa: «L’unica cosa che chiediamo è che questo campo, come i prossimi, sia realizzato fuori città. Perché non su via Adriano, nel Comune di Sesto San Giovanni? Il Comune di Milano ha già fatto abbastanza».
Il presidente della Provincia non risponde direttamente. Allarga il problema e chiama in causa Regione e Prefettura. «Ciò che si sta a fatica delineando, e solo grazie all’intervento della Casa della Carità di don Virginio Colmegna, è un intervento umanitario e assistenziale che doveva essere previsto al momento dello sgombero» è il quadro di Penati. Che aggiunge: «Il campo di via Triboniano è sempre lì con il suo carico di umanità disperata, gomito a gomito con prepotenti e delinquenti, ai quali si aggiungono le decine di irregolari sparsi sul territorio. Al momento dello sgombero di via Capo Rizzuto ben pochi di loro erano presenti». E nel dibattito si inserisce anche Walter Veltroni, sindaco di Roma, ospite a Palazzo Isimbardi. «Noi cerchiamo di far un doppio lavoro: ristrutturare i campi nomadi e favorire la scolarizzazione dei bambini. Chiudiamo i campi che non vanno bene in un’idea di città dell’integrazione che si trova a fare i conti con problemi che esulano dalle sue competenze».
Un altro invito alle istituzioni arriva dal mondo cattolico, da chi vive e lavora ogni giorno a contatto con l’emarginazione e il disagio. «La situazione dei rom a Milano è drammatica, va risolta - dice don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova -. I politici devono avere il coraggio di prendere decisioni impopolari».