Chiese minori, devozione nascosta

Ai milanesi indaffarati che corrono per la città incrociando distrattamente chiese e palazzi, può capitare, voltato un angolo, d'imbattersi improvvisamente in qualche inatteso edificio d'arte di cui non si erano mai accorti o che ignoravano del tutto. Ecco allora svelarsi agli sguardi stupiti antichi gioielli d'architettura sacra ormai mimetizzati nel caos cittadino, nascosti tra alti edifici o asfissiati dal traffico quotidiano. A volte sembrano abbandonati, in attesa di un restauro, altre volte sono invece pronti a sfoggiare le meraviglie che custodiscono. Proprio in questi giorni alla ribalta delle cronache è la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, in corso Magenta, di cui si è appena concluso il ripristino di una parte degli spettacolari affreschi che la decorano. Ma sono molte in città le chiese che, non sempre al centro dell'attenzione, meriterebbero di essere maggiormente apprezzate. Ad esempio quella di Santa Maria presso San Satiro, che in piena via Torino, anche se leggermente arretrata, assiste ogni giorno al via vai di migliaia di persone, ma che forse solo i meneghini doc riconoscono bene, sapendo quali capolavori cela. Come l'incredibile finta abside costruita dal Bramante ricorrendo agli inganni ottici della prospettiva: è profonda solo poche decine di centimetri ma alla vista apre uno spazio monumentale. Inglobato nella stessa chiesa è anche l'antico Tempietto di San Satiro, sacello di epoca post-carolingia voluto dal vescovo Ansperto e dedicato al fratello di Sant'Ambrogio. Al suo interno, tra colonne, capitelli e ampie volte, i resti di un affresco dell'epoca, oltre a un gruppo scultoreo in terracotta, a grandezza naturale, raffigurante un «Compianto sul Cristo morto», opera quattrocentesca di Agostino De Fondutis. Un altro gioiello dell'arte sacra, forse non molto noto, è la chiesa barocca di Santa Maria della Vittoria, tra via De Amicis e via Arena, ormai da anni a disposizione degli ortodossi rumeni. Fa mostra di una grande e suggestiva iconostasi in cui trovano posto quasi cinquanta icone di santi, profeti e patriarchi. Di pregio anche i quattro obelischi funebri in marmo nero e l'organo ottocentesco, in cantoria, tra i più interessanti presenti in città. In via Lanzone invece, a due passi dalla basilica di Sant'Ambrogio, sorge, nascosta dagli alberi di un piccolo giardino, la chiesetta di San Bernardino alle Monache, dalle tipiche forme del Rinascimento lombardo. Riaperta ormai da qualche anno dopo lunghi restauri, è così chiamata perché faceva parte di un complesso in cui era presente un monastero di suore, poi abbattuto nel Novecento per costruire l'attuale Liceo Manzoni. La chiesa, benché nel corso della sua storia sia stata utilizzata per innumerevoli scopi, può ancora mettere in mostra parte della sua originale decorazione ad affresco. Sulle pareti appaiono figure di santi ed episodi biblici che sembrano richiamare gli stili pittorici di noti artisti come lo Zenale e il Bramantino. Nella zona del Verziere c'è un altro edificio dedicato al santo predicatore di Siena che più di una volta fu presente a Milano: la chiesa di San Bernardino alle Ossa. L'ossario al suo fianco ha le pareti decorate da centinaia di teschi e tibie riesumati secoli fa dai cimiteri soppressi nelle vicinanze. Si dice che una parte delle ossa esposte appartenesse a carcerati e a prigionieri giustiziati, un'altra ai malati di un vicino ospedale, un'altra ancora ai canonici della limitrofa chiesa di Santo Stefano e ad aristocratici sepolti nella zona. Un simile gusto per il macabro, tipico dell'epoca barocca, lo possiamo ritrovare anche nella piccola cappelletta mortuaria che si affaccia inaspettata su piazzale Aquileia a ricordo del vecchio cimitero di Porta Vercellina che lì aveva sede. Sopra l'ingresso, un cartiglio circondato da teschi scolpiti nella pietra recita: «Ciò che sarete voi, noi siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda se stesso». Ai passanti invece che, svoltando da corso Magenta, entrano nella piccola via dedicata a San Nicolao, compare di fronte all'improvviso l'omonima chiesa. Di origini forse duecentesche, poi ricostruita nel Seicento, San Nicolao conserva una bella statua marmorea attribuita a un seguace di Bonino da Campione, raffigurante la Madonna della Misericordia. Sembra che Azzone Visconti, signore di Milano durante il XIV secolo, l'avesse espressamente voluta perché fosse messa sull'antica Porta Vercellina. Ricordiamo infine, in via Lorenteggio, al centro di uno spartitraffico, la cosiddetta «Gesetta di lusert», la «Chiesetta delle lucertole», ovvero l'Oratorio di San Protaso. L'edificio, che risale circa all'anno Mille, nel corso dei secoli fu protagonista involontario di incredibili avvenimenti: secondo alcuni nel XII secolo l'imperatore Federico Barbarossa, dopo aver assediato Milano, vi sostò in preghiera; secondo altri, durante la peste del Trecento, il fervore religioso di un eremita ritiratosi al suo interno salvò la zona circostante dal terribile contagio; secondo altri ancora, nell'Ottocento, i patrioti risorgimentali vi si riunirono in gran segreto per organizzare i moti rivoluzionari contro gli austriaci. Alla metà del Novecento poi si pensò anche di abbatterla per motivi urbanistici, ma la gente del posto si oppose. Oggi di solito viene aperta solo per la festa del Lorenteggio. In queste occasioni è possibile ammirare gli affreschi che ne decorano ancora le pareti, tra cui un'immagine di Santa Caterina firmata e datata 1428, che risulta essere tra le prime rappresentazioni pittoriche della Santa scomparsa pochi anni prima, e una figura della Vergine del Divino Aiuto di cui si narra che, fatta coprire per tre volte da una pesante mano d'intonaco, per tre volte riaffiorò misteriosamente.