Tra chiostri antichi e cortili segreti alla riscoperta della spiritualità

Luoghi dove tirare finalmente il fiato tra un impegno e una preoccupazione: a Milano esiste ancora una «geografia spirituale» che forse pochi conoscono. I chiostri degli antichi monasteri furono il nucleo della vita meditativa per 73 conventi che fino al XVIII secolo costellarono la città. Oggi ne restano poco meno di venti: veri e propri cortili incantati, aperti a quanti vogliono percepire la particolare armonia che li permea, anche se salta subito all'occhio la quasi totale assenza di visitatori. «È come se i milanesi - dice un custode - avessero soggezione o pensassero che l'ingresso non è consentito o è consentito solo a pagamento». Per fortuna non è così. In qualche struttura bisogna chiedere un permesso verbale, di solito prontamente accordato; in altre l'ingresso è del tutto libero.
Il chiostro più minuscolo aperto al pubblico, è quello della basilica di Santa Maria delle Grazie, con ingresso da via Caradosso. Un mini capolavoro di pace, adiacente al più esteso chiostro bramantesco con, al centro, una fontana circolare attorniata da vialetti che si rincorrono tra siepi di bosso. La costruzione di convento e chiesa, che furono gestiti fino al 1799 dai Padri Domenicani, è datata 1490. Quasi di fronte, in corso Magenta, 61, altri due chiostri testimoniano il passato religioso del Palazzo delle ex Stelline, ricavato da un antico monastero delle Suore Benedettine di Santa Maria alla Stella e nel 1578 trasformato da San Carlo in «ospedale dei poveri, mendicanti, e vergognosi». Peccato che esigenze pratiche abbiano suggerito di chiudere le arcate delle due strutture con vetrate che smorzano la loro suggestione.
Restando in zona, corso Magenta e dintorni hanno numerosi altri «angoli di paradiso»: luoghi chiusi da portici, colonnati, archi e contrafforti da cui però si vede il cielo e si percepisce l'infinito. Al civico numero 15 si apre ai visitatori uno dei due chiostri del monastero di San Maurizio, che fu il convento femminile dell'ordine benedettino forse più antico di Milano. Oggi il piccolo spazio è diventato il cortile del Civico museo archeologico, ma nessuno vi disturberà se vorrete staccare un po' dalla baraonda di tram e clacson, per gironzolare lungo il suo perimetro delimitato da pini mughi e magnolie giapponesi. Aperti al pubblico anche i due grandi chiostri con resti di mura romane che dall'anno 1057 furono luoghi di meditazione per i Monaci Olivetani del convento di San Vittore al Corpo, nell'omonima via. Oggi fanno parte del museo della Scienza e della Tecnologia. Percorribili anche i chiostri adiacenti alla basilica di Sant'Ambrogio.
Quello che introduce alla chiesa è in stile ionico ed è datato 1513; l'altro, al quale si accede dall'Università Cattolica, fu realizzato nel 1620 ed è in stile dorico. Il vociare allegro degli studenti non riesce a intaccare il senso di pace che aleggia tra i suoi colonnati. Tutt'altra cosa rispetto a ciò che rimane del chiostro maggiore della basilica di San Marco, oggi trasformato con erba sintetica in campo da football oratoriano. Nonostante ciò, sotto quel pezzettino di porticato superstite, si percepisce ancora qualcosa dell'antico fascino claustrale. Fascino che invece è intatto per i «cortili nascosti» di San Simpliciano, in via Cavalieri del Santo Sepolcro al civico 3. Pochi milanesi conoscono la bellezza di questo luogo, tra l'altro ristrutturato da poco, che fu prima monastero benedettino, e dopo varie peripezie, è diventato sede della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Ospite di questo superbo ex monastero fu anche Francesco Petrarca che nel 1360 percorse con pensosa lentezza il bellissimo chiostro grande, detto delle «due colonne».
Altro luogo varcando il quale la città sembra allontanarsi in fretta a irreale distanza è un ex convento francescano del Quattrocento, oggi sede della Società Umanitaria (solidarietà, cultura, promozione sociale). L'entrata è da via San Barnaba, 48. I quattro chiostri, che si chiamano rispettivamente Glicini, Statue, Memoria e Pesci e che si estendono per complessivi 8mila 900 metri quadrati, fanno parte di un patrimonio architettonico rinascimentale enorme che troppi milanesi ignorano: visitare per credere.
L'ultima tappa di questo piccolo viaggio nel passato è nell'abbazia di Chiaravalle. Il monastero fu edificato nel 1135 dal Dottore della Chiesa Bernardo di Clairvaux. Purtroppo, del chiostro duecentesco rimangono solo il lato settentrionale e due campate. Meglio di niente, se si pensa che il chiostro grande attribuito all'infaticabile Bramante, venne distrutto nel 1861 per far passare la linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova.