Ci costano anche i vecchi sommergibili russi

Per lo smantellamento della flotta nucleare di Mosca il ministero per lo Sviluppo spende 62 milioni di euro. Per avvicinare il Mezzogiorno ai Balcani spendiamo 350mila euro. Stanziati ancora due milioni per i danni dell’alluvione del 1987

Proteggere la qualità delle ceramiche artistiche come quelle di Sesto Fiorentino e come quelle di Capodimonte e stilare un disciplinare di produzione. Nel lontano 1990 il governo guidato da Giulio Andreotti sponsorizzò questa lodevole iniziativa di legge. Che a tutt’oggi è in vigore e che nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico vale 200.600 euro.
Quattrocento milioni circa di vecchie lire non sono pochi. Magari si lamenteranno i componenti del Consiglio nazionale ceramico, istituzione di tutela di una delle più belle creazioni made in Italy, a cui vengono corrisposti 600 euro di gettoni e forse si lamenteranno anche i ceramisti che si dibattono sempre tra mille difficoltà. Anche perché a ben vedere il punto di contatto Ocse, una struttura che illustra alle aziende le linee guida dell’organizzazione parigina destinate alle imprese multinazionali, costa 600mila euro. E a voler scrutare il budget ancora più a fondo si scopre che per e la «cooperazione interorganica» tra ministero dello Sviluppo e ministero del Lavoro sono stanziati 157mila euro.
In realtà, il vero core business del ministero è la gestione dei fondi per sostenere le industrie e anche il Mezzogiorno. Due competenze che molto spesso si intersecano. Da una parte ci sono i fondi per la finanza di impresa (90 milioni) e per gli interventi agevolativi (255 milioni). A questi si aggiungono quelli per i distretti produttivi (25 milioni) e anche 2 milioni per le infrastrutture delle fiere. Dall'altra parte i «famigerati» (perché oggetto di contestazioni e critiche da parte dei governatori meridionali) Fondi Fas da 4,6 miliardi e il Fondo per la competitività e lo sviluppo che assomma i vecchi incentivi della 488 per 360 milioni. Con il prossimo via libera della Commissione Ue torneranno sotto l'egida del ministero anche i crediti di imposta per le nuove assunzioni nel Mezzogiorno, che saranno prevalentemente finanziati da risorse comunitarie. Sempre che a Bruxelles non venga in mente di dire che sono «aiuti di Stato».
In questo caso non si tratta di sprechi o cattiva gestione perché i circa 5,5 miliardi dei vari fondi sono utilizzati per progetti di infrastrutturazione varia (anche energetica) e per la promozione della cultura e del turismo. E, accoppiati alle risorse comunitarie, generano una vera e propria potenza di fuoco. Casomai, si tratta di «pizzicare» le varie Regioni quando li usano per sponsorizzare sagre o avviare progetti inutili. L’autonomia dei governatori è stata limitata solo di recente con un decreto legislativo: lo Stato potrà sostituirsi alle autonomie se queste non saranno in grado di impiegarli a dovere e vigilerà più da vicino che siano impegnate su grandi progetti infrastrutturali.
Ci sono voluti oltre 15 anni ma alla fine a Roma hanno capito che l’andazzo non poteva continuare. Certo, resteranno da spiegare alcuni capitoli come i 2 milioni per l’ammodernamento della pubblica amministrazione al Sud, i 350mila euro per avvicinare Mezzogiorno e Balcani e i 2 milioni per la ricostruzione valtellinese in seguito all’alluvione del 1987. Un’altra storia tragica la cui fine è stata messa tra parentesi poiché frazioni come Sant’Antonio Morignone, stanziamenti o no, non esistono più.
Il ministero dello Sviluppo non è solo industria, commercio e comunicazioni. Si occupa anche di gestire i fondi destinati per i programmi di difesa. Ben 510 milioni per le unità navali Fremm e 1,5 miliardi di agevolazioni per l’industria aeronautica. Questi ultimi non saranno spesi tutti giacché le imprese del settore usufruiscono degli aiuti solo nella fase esecutiva dei progetti.
E al settore internazionale fanno riferimento anche due voci di spesa piuttosto consistenti: 62 milioni per lo smantellamento dei sommergibili nucleari russi e 57 milioni per i sistemi di controllo elettronico da affidare alla Libia. Ovviamente, si tratta dell’esecuzione di trattati dell’Italia con i due Paesi. E certamente la prima a beneficiarne è l’Italia stessa perché i due partner (anche se la Libia è in stand-by causa guerra) sono fondamentali per l’approvvigionamento energetico. In secondo luogo perché sono imprese italiane a occuparsene (Fincantieri ha pure ottenuto una commessa russa per costruire una nave portascorie). Il problema è un altro: sono 120 milioni che lo Stato dà a imprese a partecipazione pubblica per assolvere a obblighi con l'estero.
A proposito del capitolo energia. C’è una chicca: i 350mila euro per l’efficientamento del parco generatori di elettricità prodotta nei rifugi di montagna. Che sono molto di più dei 759 euro per l'espletamento dei compiti ministeriali nel settore nucleare. Segno che purtroppo non ci si credeva fino in fondo, referendum a parte. Molta fiducia è invece riposta nelle tv locali che sono destinatarie di 54 milioni di contributi. Ben più dei 20 milioni stanziati per lo sviluppo delle reti di comunicazione.
A parte vanno considerati i 9,9 milioni a Radio Radicale per la trasmissione delle sedute parlamentari. L'emittente pannelliana le segue tutte, ma proprio tutte e in virtù di questo sussidio non può mandare in onda spot perché svolge un servizio pubblico. Benissimo, ma considerato che esiste anche la Rai, forse sarebbe meglio detrarre questo importo dagli 1,6 miliardi di canone che il Tesoro assegna a Viale Mazzini.
L’insana passione italica per la burocrazia è confermata anche al ministero dello Sviluppo. Non c'è solo il comitato per la ceramica, esiste anche uno stanziamento di 490mila euro per le attività promozionali del Consiglio nazionale consumatori e utenti, l’organismo che funge da interfaccia tra ministero e associazioni dei consumatori e che collabora nell’elaborazione di politiche di tutela dei cittadini sul mercato. Altri 938mila euro vanno alla lotta alla contraffazione. La tutela della proprietà intellettuale è necessaria a tutti i livelli. Ci si impegnano le forze dell'ordine quotidianamente, il Parlamento con le sue proposte di legge a getto continuo e anche il comitato. Risultato: i venditori abusivi di falsi sono ancora sulle strade.