Cinque sensi al servizio dell’arte

Si chiama acusmetria, e non ne potrete più fare a meno. Avessimo ascoltato Pitagora o Aristotele ed i loro studi sull'altezza del suono e sulla musica come «sensazione e ricordo», per una volta avremmo già capito. Già, ascoltare per capire. Sentire per immaginare, attraverso la misura delle forme acustiche: è questa la nuova frontiera della conoscenza cui lavorano da alcuni anni due professionisti che, qui a Milano, si sono inventati un nuovo modo per far digerire mostre, visite guidate e polverosi percorsi museali. Prendi qualche bella rovina di cui restino però pochi centimetri e farti immaginare i fasti di un tempo che non c'è più. Oppure prendi chi non può vedere e prova a raccontargli quante belle cose hai tu davanti agli occhi in quel momento. Una sfida impossibile? Non per Francesco Rampichini, musicista, e per Ettore Lariani, architetto, che - forti di una lunga militanza alla facoltà di Design del Politecnico - hanno elaborato una sinergia fra musica e architettura in grado di far immaginare, attraverso l'utilizzo dei cinque sensi, quello che non c'è più e di far immaginare a chi non può vedere, quello che scorre davanti agli occhi. Acusmetria, in una parola, il suono visibile. La loro prima «creatura» sta nelle viscere del palazzo della Camera di commercio, accanto alla Borsa: è il teatro romano di età augustea (visita guidata martedì, giovedì e sabato ogni mezz'ora dalle 9.30 alle 12.30, info: 02-85155224). Oggi grazie alla sponsorship della Camera di commercio e all'apparato di museografia sensibile studiato dai due esperti, una visita ai sotterranei di via Meravigli e piazza Affari è un'esperienza a cinque sensi. Scoperto da Pompeo Castelfranco, indagato da Alda Levi, prima che le leggi razziali ne bloccassero il prezioso operato, dal 2005 grazie ai nuovo scavi condotti dall'équipe dell'Università Cattolica, questo gioiello della Mediolanum di prima età imperiale è tornato a vivere. Ma la sua esistenza sarebbe rimasta legata a quei pochi centimetri di fondamenta, non fosse per il kit di Rampichini e Lariani che in tre anni hanno ricostruito quello che i secoli si sono inghiottiti: «Oggi nei 600 metri quadrati dell'allestimento si possono sentire suoni odori e profumi di un giorno a teatro», spiegano il maestro e l'architetto. Un sensore diffonde nell'ambiente zafferano, poi è la volta delle rose: la loro allure fa ricordare le signore imbellettate che non si perdevano uno show. Poco oltre, un pannello individua con delle linee luminose e sonore dove si nascondevano i pali di quercia che - come raccomandava Vitruvio - erano l'abc di solide fondamenta. Infine due statue parlanti su cui viene proiettata la voce e la bravura di Giorgio Albertazzi, spiegano il senso del teatro antico, ricorrendo alle parole della Casina di Plauto. Questo è solo un esempio di come la acusmetria possa integrare una visita tradizionale. «I nostri progetti sono filologici e non snaturano gli allestimenti», spiega Lariani. Nessun sensazionalismo dunque nel riproporre l'alzato di un edificio: «Lo scopo è far capire, non illudere», prosegue Rampichini che per il Planetario, con il direttore e astrofisico Fabio Peri, ha perfino fatto «cantare» le stelle. Il progetto si è rivolto, per ora, soprattutto alle costellazioni dello zodiaco. Rampichini ne ha tradotto in suono le diverse componenti, creando una tema musicale che si ricava - come il disegno nei giochi di enigmistica - collegando i punti con una linea. In città ci sono poi altri due progetti che, pur allo stato di concept, hanno già ricevuto il benestare del ministero: si tratta del parco archeologico dell'anfiteatro romano in zona Ticinese e di piazza Missori. Nell'anfiteatro, oltre a una valorizzazione simile a quella del teatro romano, è prevista anche una sezione tattile, per «toccare» i materiali dell'edificio, e perfino un pallone aerostatico ancorato a 38 metri di altezza «per far percepire quanto fosse alto l'edifico». In piazza Missori invece Rampichini e Lariani hanno lavorato nella cripta di San Giovanni in Conca, riaperta al pubblico dallo scorso maggio: anche qui un corredo di museografia sensibile si accompagnerebbe, in superficie, al tocco scenografico con un fascio di luci che ricostruirebbe il campanile usato in passato anche come osservatorio astronomico.