«In città non possono esistere zone dove la gente si autogoverna»

«Non è pensabile che in una città esista un’enclave dove le persone si autogovernano». Per Mariolina Moioli, assessore ai Servizi sociali del Comune, occorre un’intervento deciso per affrontare la situazione esplosiva che si è creata a Chinatown.
Si poteva intervenire prima?
«Il fenomeno forse non era prevedibile in queste proporzioni, e situazioni simili se non vengono governate in tempo a un certo punto esplodono. Se le cose non fossero andate avanti così tanto senza che si ponesse un limite, non ci troveremmo di fronte a un problema così pesante da affrontare».
Dal punto di vista sociale, cosa si può fare?
«Bisogna intervenire prima possibile con un’opera di mediazione culturale, anche nel quartiere cinese devono essere rispettate tutte le regole. Dobbiamo insegnare la nostra lingua a chi ancora non la conosce, verificare che mandino a scuola i loro figli, perché è il luogo dove si insegna fin da piccoli la cultura dell’integrazione».
Accoglienza nella legalità: è diventata una parola d’ordine...
«Unire accoglienza al rispetto delle regole ad esempio è alla base del patto di legalità che abbiamo inaugurato nel campo rom di via Triboniano, e che diventerà un modello nazionale. Molte altre città si stanno mostrando particolarmente attente a quello che facciamo a Milano».
Comune e Governo hanno firmato il Patto per la sicurezza che porta più agenti in città. Anche in questo caso Milano ha fatto da apripista?
«Diciamo che la protesta del sindaco Moratti all’inizio è stata molto contestata, quando siamo scesi in piazza ci hanno presi in giro, ma abbiamo portato il governo a sottoscrivere un impegno come non era mai successo e altri ci hanno seguito. La firma del patto è la prova che la battaglia per la sicurezza che abbiamo fatto era giusta».
Cosa si aspetta?
«Il tavolo tra governo e sindaci oltre alla parte più operativa porterà a riscrivere alcune norme, alla luce dei cambiamenti sociali nelle grandi città. In particolare, mi aspetto leggi più severe contro lo sfruttamento di donne e minori. I bambini, specie da parte dei rom, sono usati come merce per produrre reddito: è necessario essere molto duri per difendere i loro diritti».
Strumenti nuovi anche per risolvere il problema dei campi rom?
«È importante la ridistribuzione degli immigrati su tutto il territorio nazionale, perché le aree metropolitane sono “schiacciate” dal peso. Se non ci sono possibilità di inserimento per tutti, finiscono a vivere di espedienti e aumenta il conflitto sociale. Nel caso dei rom, ad esempio, laddove i sindaci non trovano un accordo sulla distribuzione dei campi, occorre che intervenga il governo attraverso il prefetto. È l’extrema ratio, ma l’esperienza ci insegna che finora molti tentativi di accordo sono andati male».