La «cittadella della salute» sarà un simbolo di Expo

diDopo una lunga fase di sterili polemiche, di ripicche, di balletti improduttivi, di arroganti autoreferenzialità manageriali e di una preoccupante esibizione della fragilità delle élites, le istituzioni hanno finalmente recuperato la dimensione di una strategia di lungo respiro, lucida, difficile, scura dalle tentazioni dell’effimero, del virtuale, del momentaneo. Una strategia di vasto respiro che trova la sua forza in alcune consapevolezze: la necessità di una solida alleanza tra le istituzioni; l’Expo come un’occasione per un processo evolutivo di una vasta area nella fusione di passato-presente-futuro, cioè un’opportunità legata ad un territorio vasto, alla sua storia, alla sua identità, alle sue eccellenze ed alle sue difficoltà, alla sua missione verso il futuro; l’integrazione forte tra città e hinterland e regione; la consapevolezza e l’impegno di un popolo, quindi l’utilizzazione su vasta scala e con continuità temporale delle nuove tecnologie della comunicazione (Stati Generali, Blog, Web, un nuovo Erasmus per i giovani, ecc...). Insomma un atto di speranza verso il futuro, mettendo da parte paure, arroccamenti, routines defatiganti. Ma il cuore della strategia per l’Expo milanese resta la consapevolezza della identità profonda e della «missione» di questa città, di questa vasta area, verso il futuro: capitale da sempre fin dalla civiltà celtica; ponte sincretico tra culture e civiltà diverse (tra Mitteleuropa e Mediterraneo); con una forte vocazione allo sviluppo ed alla innovazione; capace sempre di una sintesi feconda tra la «cultura del fare» e la sensibilità artistica, la ricerca scientifica, la innovazione tecnologica; incline a «fare impresa» anche nelle opere di volontariato e di carità; efficace nel «legare» i circuiti storico-artistici della memoria alla speranza nel futuro.
Ma come si esprimono la vocazione e la identità della nostra città rispetto alle formule tematiche assegnate all’Expo? Fragile e con un vago sapore da «salotti new age» mi sembra l’idea «dell’orto botanico planetario». Più coerente impostare una strategia di vasto respiro e su più registri che incarni la sintesi del G20 di Pittsburgh: uno sviluppo equilibrato, sostenibile, equanime. Quindi un territorio che si sviluppi in modo equilibrato su più poli di forza, ricucendo le periferie e l’hinterland: un Pgt coerente ed equilibrato; la valorizzazione dei grandi parchi (Ticino, Groane, Curone, Monza, Adda, ecc...), del sistema dei Navigli, delle Abbazie, delle cascine; la realizzazione dei grandi poli di eccellenza culturale e civile (la Grande Brera, la città della Giustizia, il Centro di Produzione Rai, ecc...).
Però il vero problema resta la qualità dell’aria e la lotta all’inquinamento: una graduale coraggiosa estensione del teleriscaldamento; potenziare il trasporto merci su ferro; riorganizzare la rete della mobilità sullo schema dell’Ìle-de-France con un grande potenziamento del Metro verso l’hinterland (verso l’Adda, verso Peschiera e la Paullese, a Monza, verso il Binaschino, verso Magenta, ecc...). La mobilità ha anche urgente bisogno della Tem, della Brebemi, della Pedemontana, del Tunnel Linate S. Siro. Comunque è sul quadrante della salute dove Milano può dare un contributo più alto ad un nuovo modello di sviluppo: qui ci sono le radici dei grandi ordini religiosi ospedalieri; qui hanno lavorato i fondatori della scienza sanitaria contemporanea (Golgi, Forlanini, Mangiagalli, Buonadonna, ecc...); qui il modello organizzativo della Regione Lombardia sta dando ottimi risultati sul piano della prevenzione, della cura, della riabilitazione. È in corso d’opera un ampio rinnovamento della rete ospedaliera (Niguarda, Legnano, Vimercate, Como, Bergamo, Monza, ce ... ); ed anche istituzioni private stanno realizzando opere di eccezionale valore (il DiBit del S. Raffaele, S. Donato, il Cerba, Humanitas).
È per tutte queste ragioni e per l’alto contenuto di scienza, ricerca, formazione, tecnologia, poste al servizio della salute e quindi della qualità della vita, che la «cittadella della Salute» può assurgere a simbolo concreto, un culto, duraturo, non effimero dell’Expo. Qui si fonderanno tre grandi ospedali ricchi di storia e di alte professionalità scientifiche, un polo universitario, alberghi per i pazienti, alloggi per i dipendenti. A questo disegno si può legare il Centro di Ricerca di Nerviano. Questa grande opera riassume in sé l’identità e la vocazione della nostra città, la sua coraggiosa cultura del fare, la sua inclinazione per la cultura della scienza e della tecnologia. Perciò è il simbolo più efficace dell’Expo, i cui significati confluiscono tutti nel disegnare un modello di sviluppo equilibrato, sostenibile, equanime.
*Membro dell’ufficio politico del Ppe