Clementina libera dopo 24 giorni di paura

Il sequestratore, Timor Shah, avrebbe anche concordato un riscatto di circa 40mila euro

Gian Micalessin

La tenacia dell'ottimismo ha vinto. Contro chi disperava, contro le insinuazioni minacciose dei rapitori pronti a sfruttare ogni brivido pur di strappare punti nella trattativa, il sorriso di Clementina è tornato libero. Ma non è stato facile. La conclusione del sequestro è stata resa possibile, secondo fonti de il Giornale, solo grazie all'inventiva e all'iniziativa dei nostri 007 costretti ad un complesso scambio in due momenti per superare il clima di diffidenza e incomunicabilità instauratosi tra il governo afghano e i rapitori.
Nessuno è disposto a confermarlo ufficialmente, ma la fase finale dell'operazione sembra essere iniziata una settimana fa quando Timor Shah, capo della banda responsabile del sequestro e protagonista d'interminabili trattative con i nostri 007, ha chiesto al governo afghano di consegnare agli italiani la madre detenuta in un carcere di Kabul. La scarcerazione di una madre accusata di aver coperto e favorito ruberie e mascalzonate del figlio in cambio della libertà di una 32enne dal sorriso di bambina colpevole solo di aver voluto aiutare il popolo afghano.
I nostri agenti hanno insomma dovuto far da mediatori e garanti in una vicenda dove la vita di Clementina era messa a rischio dalla diffidenza dei rapitori che temevano una trappola o un inganno dell'ultimo minuto. Sarebbe spettato ai nostri servizi, insomma, dopo aver ricevuto in consegna la madre di Timor Shah, organizzare il complesso scambio. Uno scambio che, secondo altre indiscrezioni, avrebbe richiesto quasi una settimana di lavoro e si sarebbe concretizzato alle 17.30 di ieri.
La consegna della madre di Timor Shah e il rilascio di Clementina, secondo fonti locali, sarebbero avvenuti non nella capitale, ma nella provincia meridionale del Logar. Un rilascio preceduto da una trattativa parallela nel corso della quale Timor Shah ha preteso complesse garanzie d'impunibilità ed ha concordato il pagamento di un riscatto esiguo: inferiore, sembra, ai 40mila euro. Ma il governo afghano e i portavoce del ministero degli interni attentissimi a non concedere alcun punto ai rapitori smentiscono qualsiasi concessione. «La politica del governo afghano non prevede trattative con i rapitori», ha seccamente affermato, in una conferenza stampa convocata a tarda notte, il ministro degli interni afghano Alì Ahmad Jalali.
Quando, prima della conferenza stampa del loro ministro, i portavoce di Jalali hanno annunciato che la volontaria italiana era non più prigioniera dei banditi, ma si trovava già nel centro di Kabul in compagnia dei funzionari dei nostri servizi di sicurezza, molti afghani hanno festeggiato. «È appena stata liberata, sta bene ed è in buone condizioni considerati i 24 giorni di prigionia», ha detto poco dopo le 19.00 italiane, le 21.30 di Kabul, il portavoce Lutfullah Mashal. Subito dopo la notizia, tanto attesa, è stata confermata dai portavoce della Farnesina presenti a Kabul. In quel momento Clementina, trasferita in tutta fretta all'ambasciata italiana, era già al telefono con la madre Germana. Già oggi potrebbe volare in Italia.
«Siamo molto emozionati e felicissimi perché sappiamo che Clementina sta bene e ha già potuto parlare con la sua famiglia», ha dichiarato da Kabul Beatrice Spadaccini, una collega di Clementina che lavora nella sede di Care a Kabul. Nelle prime immagini trasmesse dalle tv locali la giovane appariva stanca, con un abito lungo scuro con maniche corte e una sciarpa azzurra a coprirle i capelli. «Clementina sta benissimo e adesso sta mangiando spaghetti aglio, olio e peperoncino», ha raccontato l’ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi.
Di certo buona parte della trattativa per lo scambio si era già conclusa nella serata di mercoledì quando sia il governo afghano, sia fonti del nostro ministero degli esteri facevano intendere che la liberazione fosse imminente. Restavano però l'ansia e l'incertezza per l'imprevedibilità di una banda che sin dalle prime ore del sequestro aveva dimostrato di agire confusamente talvolta improvvisando e spesso bluffando.