La collera aiuta a fare carriera

Uno studio di Harvard rivela: gli arrabbiati vivono meglio e fanno più strada. A patto di non prendersela troppo. <strong><a href="/a.pic1?ID=333158">L'irriducibile Sgarbi: &quot;I miei scatti d'ira? Sono gesti d'amore&quot;
</a></strong>

Milano - È l'eterno conflitto fra ragione e sentimento. Usare solo l'intelletto, reprimere le emozioni, porsi nei confronti delle esperienze quotidiane in modo esclusivamente razionale. Oppure lasciar filtrare quello che ci passa per la mente, dare libero sfogo alla nostra impulsività, comportarci come «libri aperti». Almeno in un campo della vita - il lavoro - pensiamo premi sempre la diplomazia. Un atteggiamento freddo e distaccato: molto professionale, estremamente rassicurante. Del resto, pensiamo, chi vorrebbe mai condividere l'ufficio con un collega collerico e nervoso? La risposta arriva dagli Stati Uniti: chiunque voglia lavorare con una persona motivata. Una persona che dimostri, proprio attraverso la propria rabbia, di dare moltissima importanza a tutto quello che fa. E che sia in grado, gestendo al meglio le proprie frustrazioni, di creare rapporti più intimi con il suo prossimo.

Secondo un recente studio condotto dai ricercatori della Harvard medical school, infatti, chi sfoga la sua collera ha maggiori possibilità di far carriera rispetto a chi frustra le proprie emozioni negative. Questo perché chi impara a incanalare bene la rabbia, invece che nasconderla ostentando una falsa calma, ci guadagna in termini di crescita emotiva e salute mentale. E ha meno possibilità di imbattersi in ostacoli professionali. Gli psichiatri spiegano che un po' di sana collera è fondamentale nelle relazioni umane. Serve a far capire agli altri che diamo importanza a quello che ci succede intorno, che prendiamo a cuore le situazioni nelle quali siamo coinvolti. E questo, naturalmente, vale anche nel lavoro. Chi, al contrario, non riesce a dimostrare le proprie emozioni appare troppo distaccato, quasi disinteressato rispetto a quello che fa. La mancanza di sentimento priva, insomma, di significato qualunque interazione sociale. «Molti vedono la rabbia come un sentimento terribilmente negativo e pericoloso, e tendono a incoraggiare la pratica del pensiero positivo - dice George Vaillant, psichiatra dell'università di Boston e autore principale della ricerca -, i nostri risultati mostrano invece come questo atteggiamento sia controproducente e rappresenti una vera e propria negazione della realtà».

Meglio quindi un bel pugno sul tavolo che un sorriso ipocrita? Sembra proprio di sì. I ricercatori spiegano che le emozioni, in se stesse, non sono né buone né cattive. Quello che le rende positive o negative è la situazione nella quale vengono espresse. La loro adeguatezza. Quindi va bene alzare un po' la voce per farsi ascoltare o esprimere in modo colorito il proprio dissenso. Ma senza esagerare. «Tutti noi proviamo sentimenti di rabbia - conclude lo studioso -, ma coloro che imparano a esprimere la propria irritazione attraverso i giusti canali, evitando di incorrere in sfuriate troppo violente e autodistruttive, saranno in grado di raggiungere obiettivi veramente illustri in termini di soddisfazione lavorativa e familiare, con enormi benefici per la propria salute mentale».