«Collezioni d’arte» L’alto antiquariato si mette in mostra

Dipinti, sculture, mobili, argenti, porcellane e tutti i meravigliosi oggetti che le arti applicate hanno espresso nel corso dei secoli: è il «tesoro» della mostra milanese «Collezioni d’Arte» inaugurata mercoledì e che chiuderà domani nei saloni della Permanente (via Turati, 34). Cinquantaquattro espositori, fra italiani e stranieri, tra i migliori antiquari d’Europa. Dipinti e stampe, sculture, opere di ebanisteria, objets d’art, tutte le tipologie dell’arte ceramica, dell’arte orafa e dei maestri argentieri, esempi di arte tessile e di arte orientale. Per il Novecento d’autore, spicca uno dei tre esemplari conosciuti di Donna che si fa la treccia dello scultore Libero Andreotti, esposto da Daniela Balzaretti, mentre la testa di Balilla, bronzo di Werther Sever (autore della fontana milanese dedicata a Grandi) è visibile nello stand di Diego Gomiero e Naufragio. Fra le sculture classiche, di Lorenzo Bartolini è la testa in marmo di Klemes Wengel Lothar principe di Metternich-Winneburg. Sempre ottocentesco, ma di fine secolo, è il bronzo Scior Faust di Medardo Rosso negli spazi di Dario Mottola.
Fra i dipinti, le firme sono tutte eccellenti. Si passa dai soggetti religiosi - come il San Giuseppe con bambino del Piazzetta, o la tavola San Giovanni in preghiera, opera corale della famiglia milanese degli Zavattari - alle vedute veneziane - fra cui uno splendido Campo SS. Giovanni e Paolo di Michele Marieschi, datato primo ’700 -. E ancora, dalla mitologia ai dipinti fiamminghi fino alle opere ottocentesche: da segnalare un piccolo (per dimensioni) Fattori Mercato in Ciociaria, esposto dalla Galleria Parronchi e un olio di Silvestro Lega, Grembiule rosso.
Per chi ama le maquettes, ovvero la ricostruzione in miniatura di arredi e architetture, troverà da Sabina Anrep un modello architettonico lastronato in legni pregiati: opera di un ebanista romano del XVIII secolo, raffigura un tempietto e una cupola, il primo rivestito di specchi, il secondo sormontato da una sculturina in bronzo. Spagnolo è invece il Tavolino meccanico del 1830 esposto da Tommaso Piva. In mostra anche opere di stampo orientale - come un esemplare bronzeo del XVII secolo del Dam Canm Rdo Rje Legs Pa, figura centrale della religiosità tibetana - e, naturalmente, i tappeti, e qui ci limiteremo a segnalare un Borjau caucasico del XIX secolo. Milano, si sa, è il cuore del commercio internazionale dei tappeti, in particolare di quelli da collezione e d’alta epoca.