Il colonnello conferma ai Pm: "Ho sentito le urla di Visco"

L’ufficiale Carbone testimone della telefonata con cui il viceministro ordinò i trasferimenti. Cosentino: nessun addio. <a href="/a.pic1?ID=184621"><strong>Dal &quot;popolo dei fax&quot; un saluto Speciale: &quot;Grazie generale&quot;</strong></a>

Ha sentito distintamente le parole pronunciate da Vincenzo Visco. E i comandi urlati al telefono al comandante generale della Gdf Roberto Speciale la mattina del 17 luglio, poco prima delle 10. Il colonnello Michele Carbone, capo dell’ufficio di gabinetto di Speciale, avrebbe confermato al Pm di Roma la ricostruzione fatta nel luglio scorso dal numero uno della Guardia di finanza ai magistrati milanesi. Una testimonianza terza che per la prima volta nella capitale formalmente va a conferma di quanto già detto da Speciale. «Quella mattina - è il sunto dell’interrogatoio - mi chiamò il colonnello Mario Ortello dell’ufficio del viceministro, dicendo che il comandante generale avrebbe dovuto chiamare il professor Vincenzo Visco. Informai il generale Speciale. In ufficio oltre al comandante generale e al sottoscritto, c’era anche il maggiore, addetto di campo». Visco era su tutte le furie. Il tono della voce era talmente alto che si sarebbe udito a distanza. Poi i ricordi di Carbone coincidono sostanzialmente con quelli di Speciale. Che aveva detto: «Visco mi riferì di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano. Il viceministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro». Carbone avrebbe confermato anche la risposta data da Speciale a Visco. Messa a verbale per la prima volta dallo stesso comandante generale: «Risposi che l’osservazione delle regole è stato il faro di tutta la mia vita... E che piuttosto che assecondare le richieste ero pronto a rassegnare il mandato».
Ora l’indagine del pm Angelo Antonio Racanelli vuole ricostruire ora dopo ora, giorno dopo giorno, tutti i momenti salienti di una vicenda con molte zone d’ombra. Per questo proprio oggi verrà sentito un altro teste, ovvero Italo Pappa, all’epoca comandante in seconda della Gdf. Già l’anno scorso quest’ultimo aveva confermato le parole di Speciale sulle mosse di Visco. Due i punti cruciali. L’incontro con il viceministro nel quale «mi rappresentava l’opportunità di valutare la possibilità di movimentare ad altri incarichi alcuni ufficiali alla sede di Milano, precisando a mia domanda che non esistevano motivazioni specifiche per trasferire gli interessati». Ancora: «Il viceministro mi precisava che si rimetteva alle scelte effettuate dallo scrivente d’intesa con il gen C.A. Favaro e successivamente concordate con il comandante generale. Dopo, nel pomeriggio, con Favaro proposi a Speciale un elenco di ufficiali sostitutivi di quelli eventualmente da avvicendare».
Il passaggio successivo dell’inchiesta sarà quello di verificare con il procuratore capo Giovanni Ferrara se ci sono o no evidenze per iscrivere il viceministro Visco nel registro degli indagati. Allo stato infatti il procedimento non vede né indagati né formalizzate ipotesi di reato. Ma è una situazione transitoria. Che non durerà a lungo. Dovessero profilarsi situazioni negative per Visco, il procedimento passerà al Tribunale dei ministri. In caso contrario dovrebbe ipotizzarsi un’archiviazione. Sempre che non vengano ravvisate ipotesi a carico di qualcuno tra i numerosi protagonisti dello scontro che si consumò l’estate scorsa tra Finanza e autorità politica.
C’è poi un giallo che forse andrebbe risolto. C’è infatti da chiedersi come mai giovedì sera l’Ansa lancia in rete quello che sembra uno scoop: un dispaccio in cui si annuncia che l’addetto di campo di Speciale lascia il Corpo. Peccato che l’indicazione venga smentita ufficialmente dal comando generale, oltre che dallo stesso interessato. Ma venerdì finisce sui maggiori quotidiani. Un’indiscrezione misteriosamente filtrata, guarda caso, proprio il giorno prima della delicata deposizione del maggiore in Procura sulla vicenda. Deposizione che per i giornali era prevista, erroneamente, per oggi.
Quindi, ricapitolando: il maggiore addetto di campo di Speciale è uno dei due testi della telefonata più infuocata tra Visco e il comandante generale; i giornali scrivono da giorni che venerdì doveva essere sentito. Poi alla vigilia, in tarda serata esce una notizia che essendo non veritiera obiettivamente lo delegittima: il maggiore lascia il Corpo.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it