Il colosso italiano della Difesa che ha messo ko gli avversari

Oltre 76mila addetti tra Eurapa e Usa, commesse tra elicotteri, aeronautica energia e trasporti

Finmeccanica. Pochi anni fa nessuno all’estero sapeva che cosa fosse o di che si occupasse, pochi conoscevano l’azienda diversificata a partecipazione statale con bilanci in rosso. Oggi Finmeccanica è uno dei primi gruppi mondiali nel settore dell’aerospazio e della difesa, una delle pochissime realtà industriali nazionali che possa vantare una eccellenza nell’alta tecnologica. Eccellenza sostenuta grazie ad investimenti in ricerca e sviluppo che sono sempre superiori al 10% dei ricavi e che sfiorano i 2 miliardi di euro. L’importanza strategica di una società che opera in questo campo è evidente.
Finmeccanica, attraverso la crescita organica ed una serie di acquisizioni azzeccate, da ultimo quella della società elettronica statunitense Drs Technologies, ha oggi una dimensione internazionale ed una ottima reputazione: sui 76mila dipendenti, 12mila sono negli Stati Uniti, 10mila in Gran Bretagna, 4mila in Polonia, quasi altrettanto in Francia. E si tratta in larga misura di ingegneri, ricercatori, «cervelli» qualificati.
I numeri raccontano la storia di un successo, con ricavi cresciuti nel 2009 a oltre 18 miliardi lo scorso anno, un risultato operativo di 1,6 miliardi, profitti netti per 720 milioni. A dispetto della crisi economica, gli obiettivi previsti per il 2010 saranno mantenuti, mentre è in corso un riassetto ed una evoluzione volta ad aumentare efficienza e ridurre i costi, puntando sempre più alla conquista di contratti all’estero, anche attraverso joint ventures e collaborazioni. La strategia del gruppo oltre che sulla internazionalizzazione punta al rafforzamento nei tre pilastri fondamentali: elettronica per la difesa, aeronautica ed elicotteri, oltre ad una presenza in alcuni settori «civili», quali energia e trasporto ferroviario.
Ormai Finmeccanica ha raggiunto una dimensione ed una capacità competitiva tale da impensierire i principali concorrenti, dai grandi gruppi europei come Eads, Thales e Bae Systems ai colossi statunitensi come Lockheed Martin e Boeing. Perché non solo Finmeccanica è in grado di soddisfare buona parte delle esigenze nazionali nel campo della difesa, garantendo una preziosa autonomia strategica, ma è diventata un attore che gioca alla pari sia nei programmi in collaborazione sia nelle competizioni internazionali. Ogni contratto che il gruppo italiano riesce ad aggiudicarsi, anche grazie al supporto del governo, è una commessa in meno per un concorrente. E, specie nel mercato della difesa, la concorrenza è feroce e si combatte senza esclusione di colpi, perché in gioco oltre ai soldi c’è la sicurezza nazionale e gli equilibri strategici.
Le attuali traversie giudiziarie sono accolte all’estero con un misto di preoccupazione, da parte di clienti e partner, e, in qualche caso, di soddisfazione. Perché se la azienda viene indebolita se ne può approfittare. Anche se in realtà la maggior parte degli addetti ai lavori semplicemente non riesce a capire cosa stia accadendo. Lasciamo perdere le minuzie dell’affare Digint, ma quando si parla di «corruzione e costituzione di fondi neri» all’estero chiedono quale è il governo straniero che è stato corrotto e quale è la gara miliardaria che Finmeccanica si sarebbe così aggiudicata. Come è accaduto per Bae Systems in Arabia Saudita o a Thales a Taiwan. Nel caso italiano invece...